I tuoi diciotto anni refrattari all’amicizia, alla malevolenza, alla stupidità dei poeti di Parigi, così come al ronzio d’ape sterile della tua bislacca famiglia ardennese, hai fatto bene a disperderli ai venti del mare aperto, a gettarli sotto la lama del loro precoce patibolo. Hai avuto ragione ad abbandonare i boulevard dei perdigiorno, le bettole dei piscia-poesia, per l’inferno delle bestie, l’astuto commercio e il saluto dei semplici. Questo slancio assurdo del corpo e dell’anima, questa palla di cannone che raggiunge il bersaglio facendolo scoppiare, sì, la vita d’un uomo è certamente là! Non possiamo, usciti dall’infanzia, strangolare indistintamente ciò che troviamo. Se i vulcani si spostano di poco, la loro lava percorre il grande vuoto del mondo apportando delle virtù che cantano nelle sue piaghe. Hai fatto bene a partire, Arthur Rimbaud! Siamo quelli che con te credono ciecamente alla possibile felicità.

René Char, da Fureur et mystère, 1948

Charleville, Place Ducale
Charleville, Place Ducale

Charleville iniziò ad essere edificata nel 1606, quando Charles Gonzaga, il figlio di Luigi Gonzaga ed Enrichetta di Cleves - conti di Rethel e originari di Mantova - decise di accontentare i commecianti di Mézières edificando vicino alla loro città, situata al confine belga, nella Francia settentrionale, un altro borgo "gemello" che potesse fungere da efficiente mercato per il frumento e da ulteriore porto sulla Mosa. La città prese il nome dal suo fondatore (Charles - ville), venne costruita in ardesia blu, pietre da taglio ocra e mattoni rossi, seguendo un piano "a scacchiera", e di- venne ben presto il nuovo centro economico delle Ardenne. I suoi tre colori formarono lo stendardo della città. Charleville, eletta capitale del principato sovrano di Arches, città monacale, permise ai Gonzaga di estendere la loro influenza nel nord dell'Europa, fin quasi alle Fiandre e all'Olanda. Nonostante le numerose invasioni subite e le distruzioni del 1815, 1870, 1914 e 1940 la città riuscì a preservare il suo "spessore" economico, culturale e turistico, grazie ai prestigiosi natali che ebbe la fortuna di dare, a metà del XIX secolo, al poeta "maledetto" Arthur Rimbaud. Nel 1966, infine, fu unita alla città di Mézières, che continuò tuttavia a conservare il suo ruolo di centro amministrativo. Famosa è la Place Ducale, edificata fra il 1612 e il 1628, che costituisce l’ornamento più bello della città con i suoi 23 padiglioni dalle facciate uniformi e di mattone montate su portici: architettonicamente parlando, è una "replica" della più celebre Place des Vosges di Parigi. La città, capoluogo del dipartimento delle Ardenne, conta attualmente una popolazione di 58mila abitanti. Diverse sono le sue attrattive culturali,   Place Ducale ai tempi di Rimbaud fra cui pri- meggiano il   Museo delle Ardenne, il Rimbaud - allestito nel Vecchio Mulino, edificio seicentesco - e la chiesa tar- dogotica di Notre-Dame d'Espérance.

La fattoria di Roche
La fattoria di Roche

Il piccolo villaggio di Roche si trova ad una cinquantina di chilometri a sud di Charleville, nel cantone di Attigny, a sua volta incluso nella circoscrizione di Vouziers. Roche, soprannominato "Terra dei Lupi", fu capoluogo del comune di Roche-et-Méry (Méry era un piccolo villaggio distante un chilometro) fino al 1827, quando un decreto prefettizio riunì il borgo di Roche e divenne così capoluogo del nuovo comune. La piazza del villaggio di Roche si trovava al crocevia delle strade di Vouziers, Attigny, Rilly-aux-Oies e di Voncq. Fu in questa frazione che il 10 marzo 1825 nacque Vitalie Cuif, la madre di Arthur Rimbaud. La fattoria di famiglia - un "triste buco", come la definì Rimbaud - attraversata da campi e corsi d'acqua e delimitata da alberi, servì ai tedeschi, durante la prima guerra mondiale, come punto d'osservazione, e alla loro partenza venne rasa al suolo. Oggi, al posto del granaio che si trovava sotto l'androne, è stata innalzata una scultura per commemorare Una Stagione all'Inferno che fu scritta, o perlomeno terminata da Rimbaud proprio in questo edificio. La statua è stata fatta costruire e finanziata da Paul Boers, un ammiratore fanatico di Rimbaud, convinto che qui il poeta avesse nascosto il tesoro guadagnato in Africa (in una lettera parla, infatti, di circa   16mila franchi in suo possesso). Boers non ha esitato a cercare - e del resto non è il primo a provarci - questa presunta fortuna (circa otto chili d'oro) analizzando gli "indizi" e le scritte sui muri della fattoria, e attribuendo loro significati ma- gici e cabalistici. La fattoria, peraltro, fu bruciata da un incendio nel 1863, e la ricostruzione cominciò nel 1873. Rimbaud ci tornò per l'ultima volta il 24 luglio 1891, con una gamba amputata. Il 23 agosto ripartì per l'ospedale La fattoria di Roche sotto l'occupazione tedesca del 1915-18 Contrade di Roche La fattoria di madame Rimbaud Soldati tedeschi girano per Roche quello di Chuffilly, villaggio a tre chilometri di distanza. Chuffilly-Roche di Marsiglia, dove morì tre mesi più tardi dopo indicibili dolori.

 

La cassetta postale di Rimbaud
La cassetta postale di Rimbaud

Ogni anno centinaia di ammiratori scrivono lettere a Rimbaud, inviandole agli indirizzi più disparati, anche inesistenti: come Via delle Illuminazioni o Via Il Dormiente nella Valle. Il custode del Museo Rimbaud di Charleville-Mézières, Alain Tourneux, si occupa di questa corripondenza. Presso il cimitero della città (avenue Charles Boutet), è stata  installata una cassetta postale per raccogliere le missive dirette a Rimbaud.

Gli itinerari africani di Rimbaud

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La Francia di Rimbaud

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Gli amici di Rimbaud

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Principali Avvenimenti Storici

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L'Hôtel de l'Univers, ad Aden, dove soggiornò Rimbaud
L'Hôtel de l'Univers, ad Aden, dove soggiornò Rimbaud

Quando Rimbaud nel 1880 fuggì da Cipro e sbarcò sulle coste del Mar Rosso, il continente africano era una terra ancora inesplorata e misteriosa, un universo a sé che in passato singoli esploratori avevano appena scalfito, spesso trovandovi la morte. La spedizione in Egitto di Napoleone Bonaparte, all'inizio del secolo, aveva per la prima volta allargato il campo visivo degli europei. Ma era un altro l'evento che stava per mutare per sempre le sorti della Storia scatenando una vera e propria rivoluzione geografica e politica: l'apertura del canale di Suez. L'istmo venne inaugurato il 17 novembre 1869 dall'imperatrice Eugenia, moglie di Napoleone III, e spalancò le porte africane al resto del mondo accorciando di un terzo la distanza fra l'Europa e le indie. I traffici commerciali con l'Oriente iniziariono a pullulare, agevolati dall'introduzione della macchina a vapore nella marina, e gli scali abissini acquisirono un valore inestimabile. L'Etiopia usciva così, dopo due secoli, dal suo millenario isolamento e diveniva il centro di una spietata competizione nazionale. Italia, Francia e Inghilterra in testa, e in seguito Spagna e Russia, intrapresero una spregiudicata politica di espansione coloniale in un frenetico succedersi di alleanze, ostilità e colpi bassi. Nel 1855 un condottiero proveniente dal nord, Ligg Kasa, dopo aver vinto i potenti signori feudali, si era fatto incoronare imperatore col nome di Teodoro II riuscendo finalmente a riunificare l'impero etiopico. Poco dopo, tuttavia, venne sconfitto dagli inglesi a Magdala e nel 1868 si tolse la vita. I due regni più potenti dell'impero erano il Tigrè e lo Scioa. Riuscì a spuntarla il re del Tigrè, Kasa, che nel 1872 si fece incoronare imperatore ad Axum col nome di Giovanni IV. Ma dopo la sua morte, nel 1889, s'impadronì del trono Menelik II dello Scioa, aiutato dagli italiani. Il negus negast (re dei re) si stabilì ad Addis Abeba, città da lui fondata, e stipulò con l'Italia il trattato di l'Inghilterra e l'ostilità della diplomazia francese. Rimbaud trascorse ben 12 anni in Africa, dal 1880 al 1891, viaggiando instancabilmente alla guida di improvvisate carovane o esplorando per conto proprio terre ignote, governate da temibili tribù locali e predoni del deserto.

Due foto scattate da Rimbaud in Africa (clicca per ingrandire)

Le regioni africane visitate da Rimbaud
Le regioni africane visitate da Rimbaud

Nel suo lungo soggiorno africano Rimbaud entrò in contatto con diversi esploratori e commercianti italiani, desiderosi come lui di scoprire quali risorse potessero offrire quelle terre ancora sconosciute. Pietro Sacconi fu il primo pioniere a citare Rimbaud in un suo scritto pubblicato nel 1883 sulla rivista milanese "L'Esploratore". Nel 1972 furono invece ritrovati, fra le carte di Ottorino Rosa, alcuni manoscritti contenenti appunti su Rimbaud, che si sono così aggiunti alle già numerose testimonianze nostrane sull'enigmatica figura di quell'esploratore francese che si era lasciato alle spalle un passato sconcertante. Pietro Sacconi scrisse su L'Esploratore: "...tanto io che altri due miei compagni, il signor Reimbaut (sic) e il greco Costantino Rigos, punti da vaghezza di sincerare le cose, determinammo di recarci in luogo. A pretesto della nostra gita esternammo il desiderio di prendere la fotografia del lago Aromoja e mangiargi su quelle sponde un montone arrostito". Sacconi morì poco dopo aver lasciato questa testimonianza, barbaramente massacrato dagli indigeni durante un viaggio in Somalia. Rimbaud attribuì questa tragedia alla "pessima composizione del personale della spedizione, e l’ignoranza delle guide che l’hanno spinto malamente, per strade eccezionalmente pericolose, a sfidare le tribù belligeranti. Infine il pessimo comportamento del sign. Sacconi in persona, che (per ignoranza) andava contro le abitudini, il costume religioso, i diritti degli indigeni".

Antonio Cecchi era il capitano marittimo della compagnia Rubattino. Nel 1887 fu nominato console prima ad Aden e poi a Zanzibar. Nel 1888 scrisse un rapporto al ministro degli Esteri Francesco Crispi in cui parlava di una carovana "recante avorio e schiavi" guidata dal "negoziante francese Rembau (sic), uno degli agenti più intelligenti e attivi del Governo Francese in quelle regioni", e alimentando così la leggenda di un Rimbaud negriero. A lui si deve la notevole relazione "Da Zeila" alle frontiere del Caffa. Cecchi morì trucidato nel 1896.

La compagna abissina di Rimbaud
La compagna abissina di Rimbaud

Augusto Franzoj fu giornalista ed esploratore, e strinse forte amicizia con Rimbaud. Ugo Ferrandi racconta come i due s'intrattenessero in "lunghe discussioni letterarie, dai romantici ai decadenti". Franzoj fu anche colui al quale Rimbaud confidò la sua intenzione di interrompere la relazione che aveva instaurato con una donna abissina. Morì suicida nel 1911.

Luigi Robecchi-Bricchetti nel 1888 compì una traversata del deserto da Zeila ad Harar. Nel suo libro intitolato Nell'Harar scrisse: "Bidault e il suo amico Rimbaud, poliglotto, già letterato in Francia, e che abbandonate le muse, messo da un canto la critica e gittata la penna, era venuto in Africa a spennare i suoi ideali, tuffando le strofe alate, le odi epiche, e gli articoli artistici nel prosaico ma lucroso bagno di commercio di importazione e di esportazione. Aveva spirito, verve , ed abilità di causerie veramente francese".

Ugo Ferrandi tentò una spedizione ad Harar nel 1886 e conobbe Rimbaud mentre la sua carovana era bloccata a Tagiura: "Le sue visite ai vari accampamenti erano frequentissime - scrisse di lui - e, pure avendo cordiali rapporti coi suoi connazionali, si piaceva della nostra amicizia [...] Era un Arabista di prim'ordine, teneva, nella sua capanna, delle vere conferenze sul Corano ai Notabili indigeni". Ferrandi tempestava Rimbaud di domande di carattere geografico e "islamico", ma non riuscì mai a pubblicare gli appunti su Tagiura che il francese consegnò.

Francobolli  dedicati a Rimbaud
Francobolli dedicati a Rimbaud

Ottorino Rosa, agente della ditta Bienenfeld, conobbe Rimbaud ad Aden nel 1881 e qualche anno più tardi condivise con lui alcune spedizioni. "Solemente una volta - scrisse nelle sue memorie - ebbe a dirmi che, disgustato dalla vita bohémien a cui il suo temperamento irrequieto e avventuroso e l'ambiente in cui giovanissimo si era trovato lo avevano trascinato, aveva definitivamente deciso di abbandonare la Francia".

Pietro Felter subentrò a Rosa nella direzione dell'agenzia commerciale Bienenfeld di Trieste. Fu grande amico di Rimbaud. Di lui ci restano due lettere molto toccanti che gli scrisse durante la malattia che l'avrebbe portato alla morte. Armando Rondani , tenente, conobbe Rimbaud ad Harar e ne parlò nella rivista "Tribuna" il 2 dicembre 1890.

Ma furono numerosi gli italiani che entrarono in contatto col francese, fra cui Leopoldo Traversi, Carlo di Rudinì, Cesare Nerazzini, Pietro Antonelli, F. Naufragio e Giambattista Olivoni. Quest'ultimo ne ricorda la cultura vastissima e spiega come disprezzasse la vita parigina d'un tempo "vuota e senza senso". Olivoni spiega: "Era amico degli italiani. Stava volentieri con loro. Non li giudicava severamente. Se mai il contrario. Diceva di ammirare l'ardimento che li portava ad iniziare le loro imprese con assoluta insufficienza di mezzi. Vedeva in questo quasi un eroico disprezzo della loro vita, che il più delle volte veniva inutilmente sacrificata".

 

 

Il tempio di Luxor

L'iscrizione "RIMBAUD" sulla parete di un tempio a Luxor
L'iscrizione "RIMBAUD" sulla parete di un tempio a Luxor

La città di Luxor faceva parte, una volta, dell'antica Tebe, capitale dell'Egitto. Il suo tempio, situato sulle rive del Nilo, era dedicato alla venerazione del dio Ammone, che, assieme a Mut e a Khonsu, formava la cosiddetta "triade tebana". Il tempio di Luxor fu costruito e ampliato, in epoche diverse, da tre faraoni – Amenophis III, Tutankhamen e Ramses II – e in esso, a una data fissa dell'anno, si trasportava da Karnak un simulacro del dio, lungo il Nilo, su una nave riccamente parata che alcuni giorni dopo faceva il percorso inverso. Nel 1949 venne scoperto da Henri Stierlin, nella Valle dei Re, su di un bassorilievo egiziano del tempio di Luxor, il nome RIMBAUD scalpellato nella roccia, a circa tre metri dal terreno. Il fatto causò grande eccitazione, si cominciò a parlare di un Rimbaud "alla ricerca dell'antica saggezza", e tuttavia non è affatto certo che a lasciare un segno indelebile del suo passaggio sia stato effettivamente il poeta francese. Il tempio distava oltre seicento chilometri da Alessandria. Rimbaud potrebbe aver visitato Luxor nel 1887 ma le caratteristiche dell'iscrizione – è stato notato – suggeriscono una data precedente, e fanno pensare forse a un soldato della spedizione napoleonica (1798-1801). Ci sono poi altre due ipotesi da non escludere: 1) che si sia trattato del bisnonno di Rimbaud, Jean-Françoise, scomparso una domenica mattina del 1792 in seguito a una discussione con la moglie; e 2) che l'iscrizione sia dovuta invece a J. B. Rimbaud, un predone di relitti.

Arthur Rimbaud in un disegno di  Paul Verlaine (1872)
Arthur Rimbaud in un disegno di Paul Verlaine (1872)


Prima edizione di "Una Stagione all'Inferno" (1873). Ed. Poot & C.
Prima edizione di "Una Stagione all'Inferno" (1873). Ed. Poot & C.


Rimbaud diciassettenne ritratto da Henri-Fantin Latour (1872)
Rimbaud diciassettenne ritratto da Henri-Fantin Latour (1872)
R. alla prima comunione (1866)
R. alla prima comunione (1866)
Rimbaud in Africa (1883)
Rimbaud in Africa (1883)