É difficile distinguere sotto le chiome arruffate

di quale scolaro albeggia la stella sibillina.

 

Stéphane Mallarmé (1862)

Commenti: 31
  • #31

    Giù. (sabato, 25 marzo 2017 00:43)

    ...la casa acquistata dalla Smith, sorge nel terreno dove esisteva la casa della madre, distrutta dai bombardamenti durante la guerra...non c'entra niente con la casa di Rimbaud ed è lì da moltissimi anni.
    Della casa oggi resta un muro e lo scalino d'entrata della casa.
    In uno dei miei pellegrinaggi a Roche, avevo preso contatti con la collezionista e presidente dell'associazione Roche Rimbaud per acquistarla, ma il paese dei lupi è troppo lontano da casa per poter pensare di farci qualcosa...spero che la nostra Poetessa ci possa fare qualcosa aperta ai tanti figli di Rimbaud...

  • #30

    Giu. (sabato, 11 febbraio 2017 00:50)

    Sette disegni autografi di dal titolo Plaisirs du jeune âge, che rappresenta una sorta di “fumetto” (così lo ha definito la stampa francese) a inchiostro e a matita, sono stati acquisiti con prelazione dal Musée Rimbaud di Charleville-Mézières per € 118,750. Datano 1865 ed erano appartenuti al bibliografo Jacques Guérin. Sono i primi disegni conosciuti di Rimbaud, eseguiti quando il poeta aveva 10 anni. Sono stata venduti all’asta da da Sotheby’s a Parigil’8 febbraio.

  • #29

    Webmaster (venerdì, 09 dicembre 2016 20:40)

    Salve! Dovrebbe essere "Rimbaud" di Renato Minore, Mondadori. È attualmente fuori commercio, ma la trovi su eBay.

  • #28

    bissoli sergio (venerdì, 09 dicembre 2016 20:06)

    Bellissimo. Sto cercando una biografia di Rimbaud, pubblicata circa negli anni 90 o 2000. Non ricordo il titolo. Copertina a colori. Parlava della stampella di R. vista per l'ultima volta in mano a un soldato tedesco. Poi un dialogo col tassista che portò l'autore della biografia, nella città di R. Grazie a chi mi aiuta

  • #27

    Gaia (lunedì, 05 dicembre 2016 18:45)

    Sito curato in maniera ottima,vi ringrazio per avermi fornito uno strumento utilissimo a conoscere meglio Arthur,nonché ad accrescere l'affetto immenso che provo per lui e per le sue opere.

  • #26

    Giu. (martedì, 08 novembre 2016 19:23)

    ...del vecchio museo non rimane nulla (bene!), il percorso partendo dal "granaio" all'ultimo piano è diviso in tre piani, dove le opere esposte vengono descritte, strappando dei foglietti dalle pareti...
    Una camera buia con controllo della temperatura, custodisce al suo interno alcuni originali.
    Con lo stesso biglietto si visita la casa dove abitò nel suo periodo di fughe letterarie...

  • #25

    Giovillaggio (martedì, 25 ottobre 2016 10:45)

    Grazie mille per il consiglio!

  • #24

    Luca (domenica, 23 ottobre 2016 10:57)

    Ciao Giovillaggio. Un ottimo testo per critica, note e traduzione è quello, come hai scritto, di Ivos Margoni per Feltrinelli.

  • #23

    Giovillaggio (giovedì, 20 ottobre 2016 12:07)

    Salve a tutti! Complimenti per il sito, non ho trovato in rete così tanto materiale su questo poeta come qui. Bravi! Mi sono avvicinato da poco alla lettura delle sue opere, purtroppo non conoscendo il francese non posso leggerlo in lingua originale e mi devo quindi affidare alle traduzioni. Stavo pensando di procurarmi una buona edizione con una buona traduzione delle sue opere, quindi ho creduto opportuno scrivere qui per chiedere gentilmente consiglio su quale traduzione orientarmi. Ho visto che è stata pubblicata l'opera completa sia nei Meridiani Mondadori (trad. Diana Grange Fiori) che nella Einaudi-Pleiade (trad. Gian Piero Bona), molti in rete parlano bene della traduzione di Ivos Margoni. Prima di effettuare un'acquisto alla cieca volevo chiedere un consiglio a persone esperte di questo autore, in realtà sarei intenzionato anche ad affrontare l'opera di Baudelaire (anche qui ho visto che vi è l'opera completa sempre nei Meridiani trad. Giovanni Raboni) e se poteste darmi anche qui indicazioni su una buona traduzione ne sarei felicissimo. Spero di non approfittare troppo di voi con queste richieste e confidando in un vostro consiglio vi auguro buona giornata!

  • #22

    Giu (lunedì, 17 ottobre 2016 16:08)

    La passione che mettete per questo sito mi rende felice...sarò nelle Ardenne per una settimana di pellegrinaggio sui passi di Rimbaud intorno al 20 ottobre 2016!!!

  • #21

    Papillon de mai (domenica, 25 settembre 2016 14:46)

    Quel travail! Superbe. Je me suis permis d'emprunter certaines de vos traductions en italien comme sous-titres à mes vidéos. J'aurais voulu en créditer leur auteur. Pouvez-vous me l'indiquer?

  • #20

    Paolo (giovedì, 14 aprile 2016 00:06)

    Magnifique!

  • #19

    Valeria (giovedì, 18 febbraio 2016 22:06)

    Bellissimo sito, i miei più sinceri complimenti!

  • #18

    Anna (domenica, 09 agosto 2015 14:40)

    Complimenti! Questo sito è meraviglioso. Mi sono da poco appassionata a Rimbaud e vengo qui per qualsiasi tipo di informazione/curiosità/approfondimento su di lui. Grazie per il lavoro che fate!

  • #17

    Vincenzo Pasculli (giovedì, 21 maggio 2015)

    Avete fatto un lavoro fantastico. Le pagine, pur nella loro semplicità, sono curate benissimo e le varie tematiche vengono affrontate in maniera godibilissima.

  • #16

    Nicola Valenti (domenica, 16 novembre 2014 12:08)

    uno splendido sito.Arthur sarebbe fiero di chi l'ha ideato, costruito e continua ad aggiornarlo..

  • #15

    Massimo Squillario (domenica, 22 giugno 2014 01:06)

    Mi accodo ai complimenti per la completezza dei documenti, mi permetto però di segnalarvi un fatto non colto da tutti gli studiosi anche esteri dell'argomento (possibile?). Da qualche settimana sto facendo ricerche sugli esploratori italiani di fine '800, ben poco celebrati aggiungerei, e forse da qui nasce la svista. Le famose foto ritrovate e comunemente datate 1880 a mio avviso sono del 1886. Davvero vi sembrano passati solo 8 anni dalla più celebre foto di Rimbaud? Ugo Ferrandi e Augusto Franzoj partono per Adua il 1 maggio di quell'anno; una loro foto a pag. 10 di questo pdf http://researcharchive.calacademy.org/research/scipubs/pdfs/v55/v_55_suppII/proccas_v55_n02_suppII.pdf
    In una lettera del dicembre 1885 Arthur scrive di essere nuovamente all'Hotel Universe. Nei diari di Ferrandi è descritta l'amicizia culturale nata fra Franzoj e Rimbaud nella primavera dell'86. A prova definitiva, effettuate una ricerca immagini dei due italiani. La foto nel portico dell'Hotel con tre uomini ritrae secondo me Ferrandi (dx) Rimbaud e Franzoj (sx). Lo stesso uomo è anche nella foto con i fucili. E anche l'uomo col pigiama a scacchi potrebbe essere l'esploratore piemontese, amico di Salgari e morto suicida nel 1911.

  • #14

    arthurrimbaud (lunedì, 16 giugno 2014 17:03)

    Ci scrive un visitatore del nostro sito,
    LUCA LO GIUDICE

    “Ciao a tutti, mi ha stupito la ricchezza di contenuti di questo sito. Grazie. Vorrei condividere un testo che voleva essere una dichiarazione di poetica quando, da giovane, scrissi. Ne è succeduto un testo andato perduto. Non ho più scritto. Sono innumerevoli le circostanze che formano una sensibilità ed è forse da definirsi davvero "l'ignoto" il luogo da cui scaturiscono versi. La "veggenza", la "sregolatezza dei sensi", di cui Rimbaud scrive nelle lettere, sono sprono alla poesia nuova che Rimbaud auspica. Auguro a tutti, nello scrivere versi, un forte e totale impiego di tutta la propria forza spirituale.”

    ~ ° ~

    LETTERA AL GIOVANE ARTHUR – Parte I

    Di ritorno dalla profonda notte germanica cerco la luce latina. Una voce violenta e di caustica nausea m’ispira questo grembo di sentimento e si annulla nella vita nuova. Riponete pure la fede in quella che verrà. Non vi maledico. Non farei mai del male a dei cadaveri. Negate il sesso alla mia purezza e volete vi goda la mia violenza. Sono costretto. Al primo passo, lo so, dimenticherò la scrittura. Avrò una metodica sterile, quella degli avvocati e dei padroni. E allora in marcia verso il metodo, in marcia verso la scienza, non c’è posto per me altrimenti. Sono un vile, un vigliacco. Il mio sogno l’ho calpestato.
    Ci fu un tempo in cui credevo ogni inclinazione dello spirito irradiare ogni cosa, credevo parola e ragione esaudire ciò che ammiravo. Vedevo innamoramenti sensuali e profondi, sentivo nelle parole cori angelici e credevo le gesta degli eroi gloria e benedizione. Ero fatto solo per chiedere, le mie paure erano incoscienti ma non prestavo le mie urla ai cani. C’erano momenti in cui non potevo muovermi, non decidevo mai. Ogni mio desiderio mia ecatombe. Poi fui svegliato e ricordai la mia infanzia. Levai allora contro tutto ciò che di inutile mi circondava il mio dolore e la mia ira. Tutte quelle sacre immagini ebbero un senso e vide luce la mia prima scelta. Ho rivolto a Dio e all’amore, in una notte che reca la luce di una visione esatta, la luce del sole notturno, la mia preghiera, poiché agli uomini non so spiegare di cosa ho riempito lo sguardo d’abisso. C’eravamo dimenticati di te.

    L’ho persa. Cosa? La dolcezza.
    Se n’è andata d’improvviso, o forse lo meditava.
    Ma non me ne sono accorto.
    E presto anche la gioia l’ha seguita.

    La poesia? L’ho ritrovata.
    È quel languore commisto di sangue.
    Il tacere delle cose intorno.
    L’inabissamento in se d’ogni cosa.

    Senza alcuna pietà le lacrime addosso
    non possono tornare agli occhi.
    Così mi perdo e lascio che la mente
    ritrovi l’ebbrezza delle cose compiute.

    Non lo trovo più. Cosa? L’amore
    Cosa c’è di nuovo? Nulla.
    Solo vorrei vivere una volta ancora
    l’alba di un mio sogno.

    Dovrei partire alla volta di un luogo?
    Forse le albe giallo blu d’oriente.
    V’incontrai mussulmani festanti
    per i quali non fui straniero.

    Cosa manca fuori dalla mia finestra?
    Nulla. Vi è tutto quando non vi guardo attraverso.
    Ma lo stupore d’una visione è così rara.
    Bisogna che lo sguardo sfumi verso l’interno.

    In quest’intimità vidi comandamenti e luce,
    angeli e perfezione, il compiuto ideale.
    Conosco l’esattezza d’un ordine superiore,
    sovrano bene che mette ai miei piedi il male.

    Che cosa vedi? Vedo luoghi che non sono paesaggi,
    vedo sfumature di un’aria che mi sfiora,
    delinea forme che vorrei conoscere,
    lambisce cose che vorrei essere.

    È un’aria che nasconde la dolcezza,
    ecco dove si è nascosta la mia aria,
    di un tepore che mi avvolge,
    di un amore che mi salva.

  • #13

    arthurrimbaud (lunedì, 16 giugno 2014 17:02)


    LETTERA AL GIOVANE ARTHUR – Parte II

    Per fare di fiore linfa, recido di dosso questo mio sudiciume slavato, il sudiciume di chi ha lottato. Perché domandi? Non ti è bastato l’inciampare di stelle sulle volte di dune? Bisogna suggellare nuovi confini, smascherare ogni finto bagliore. Non posso rivelare tutti i miei segreti. Tutte le bufere hanno tramato contro di me, ogni pioggia ha cospirato rivoli ai sensi, la ragione è stata relegata ad una luce somma ed è stato annegato il luogo dei pianti. Le pupille incandescenti custodiranno questo delitto. Dimentico la mia mano.

    Vorrei scarnificare una ferita,
    costringerne il cuore ai denti,
    avvertirne un battito, pulsazione,
    calore esanime, languore.

    Vorrei essere una musica eterna.

    Ho sentito viscida carne dai profondi aneliti
    consacrare un abisso
    alla servitù del verbo.
    Che spreco indicibile!

    Non voglio essere risorto!

    Ogni azione umana sarà giustizia.
    Abbandonarci al sogno compiaciuto
    dell’infante, della mano amica,
    che ti si ficca nel cuore e ti svela
    - già scorre lungo i fianchi –
    caldi piaceri loquaci.

    Ogni arcano entusiasmo m’abbandona.
    Ma ora conosco il vero.
    I miei morti, ancora in vita,
    spalancano una porta a mio nome.
    Come sempre, viaggerò vicino a me stesso.

    Ma eccolo! Eccolo! Il nulla che irrompe.
    Le mani divoratrici di parole schiette.
    Sincerità per gli amori nuovi
    come corpi decapitati
    abbandonano membra infrante.
    Mentite! Mentite!
    Annientatevi e tutto questo avrà fine.
    Fino all’oblio, per poi riprendere.

    Vi amo furori, tremori,
    arrendetevi, o i vostri figli cresceranno
    a germogliare nuovi rancori.
    La noia a distruggermi. La noia a salvarmi.

    Appena sveglio, già consacro la mia vertigine al pianto. Solo purezza. Solo questo chiedo all’umanità. Chi è stato tanto demone da aver bisogno del pentimento? Oh, Tu a noi lo insegni. Ho fatto anch’io della marcia mio sfogo e mio sconto. I ruoli saranno inversi.
    Ed io? Che dire? Quante volte mi è stata negata la comprensione della vita degli altri, quante volte negato l’amore. Com’è nitido tutto ora che il mondo mi assolve.

    La mia immaginazione mi s’incide negli occhi a creare schegge di luce nella sintesi del loro colore. Non ho mai visto tanta luce. Quanti natali trascorsi in attesa. Ti vedo.

    Il mondo penetra
    in pupille incandescenti,
    blasfeme.
    Offerte al presagio
    membra
    di rabbiosa stoltezza.
    Dove
    Il nemico d’alito spumeggiante?

    Menti
    di battesimale inerzia
    circoncise.
    Effusioni latenti
    dissipano lo spirito.

    Ignari della terra,
    d’amore.

  • #12

    arthurrimbaud (lunedì, 16 giugno 2014 17:01)


    LETTERA AL GIOVANE ARTHUR – Parte III

    Quanto è poco saporito il banchetto che avete da offrirmi. Fatene veleno e portate il liquore forte, cosicché possa berlo. Oh, adesso mi è tutto chiaro, ci marcio sulla tua vendetta. Bisogna dissiparsi e creare convulsi scompigli dello spirito. Come potete credere che il vostro stato di quiete sia così naturale? La peggiore delle infelicità è accontentarsi della rassegnazione. Come siamo giunti fin qui? Ecco, bisogna dissiparsi. Proprio come amore si dissipa. Mi dissolvo come amore è dissolto nella miriade di piccoli atti, gesti reconditi, inconsapevolezze timide, buone allucinazioni. Dissolto nella pura sensazione udirò cori angelici bisbigliarmi addosso e darmi tremori nel luogo dei pianti.

    Ti vorrei una volta ancora
    sentir fiorire, amore,
    per sentieri dove
    tutte le lucciole tacciono,
    per quei sentieri ove una direzione
    non oltre subisce l’abbaglio
    di dove vorrei condurti.

    Mai più rive scoscese
    ma meandri d’incoscienza.
    Non più motivi d’arrivo
    nel flusso incongruo delle mie speranze,
    ma mite abbandono
    allo spandersi di orizzonti blu,
    di luoghi dal dolore ormai fertile.

    È forse quest’esattezza
    di cui forte desidero il complemento
    a lasciar luccicare gli occhi
    devoti ad una direzione
    che tutto ha permesso di vedere?
    Come un presentimento che a tanta nitidezza
    prelude il germogliare della vita.

    Finalmente l’aurora,
    dopo lungo fluttuare per luoghi sacri,
    per quelle divine dimore,
    che esaudiscono tutti i miei ricordi.


    Notte. Sensazione pura. Spuma chiara che al calore di ogni luna illumina i sentieri tra pozze di fango, dissipando ogni smarrimento e ogni naufragio. Abbassate lo sguardo, lasciatemi vivere il mio sogno. Notte infame. Calibro le parole ai confini del mondo. Proiezioni di camera confortevole. Dovrei partire? Di nuovo verso l’alto, verso il basso. Ho conquistato tutti gli orizzonti e ogni scelta è troppo lenta per me. Quello che dovevo decidere è già deciso. Le riserve di bontà indicano la miseria del passante. Chi sono? Non avvertite forse voi un tremore incomprensibile? Alteri d’encomiabile stoltezza, venerata dall’amore di qualcuno, non conquistato, non ricambiato, ma che importa? È linfa egoista di chi lo prova. Oh, non ero abbastanza forte allora per scagliarmi contro di voi, ma lo sono stato abbastanza per potervi perdonare. Siete guariti? Il tempo vi distrugge.

    “Io svelerò le vostre menzogne!” cantavo.

    Volevo vivere barbaro, restituire sentimenti a notti folli. Ma l’oriente è svanito, il nord molle. Ho visto anch’io l’Europa, senza lasciare traccia. E cartoline conservate mi fanno ancora gli auguri dalla mia infanzia. Una porta spalancata che m’irradia del suo abbandono. Ho dunque anch’io evaso la realtà? Ho vissuto da sonnambulo? Ho sognato? Il mio cuore è sempre stato puro. Conosco la Verità. Dovrei dirne qualcosa? Lui mi prese. Gli eletti capiranno. Non mi sono dunque ingannato. Allora eccomi giunto al termine di questo viaggio dell’anima, questa metamorfosi al bene, quest’epopea di pace.

    Un vento buono improvvisamente
    riporta il mio attimo in divenire,
    alita su specchi infranti.

    Ogni attimo è morto e risorto
    tra le sue schegge,
    che sono mia memoria.

    Gioie e dolori d’ogni tempo disperse
    che fluttuano in folte folate
    o tramano quiete prossime bufere.

    Tutte raccolte al grembo
    o lontane dentro di me
    non saziano la vita.

    Vorticosi strascichi di verità
    dall’oblio
    anelano al loro posto nel mondo.

    La Verità sarà manifesta. Io le appartengo. Fu Lei a condurmi in questo viaggio. Fu Lei a cibarmi delle sue delizie. Fu Lei a far crescere muschio sulle pareti dei palazzi. Fu Lei a creare per me l’estasi. E fu Lei a darmi gli occhi del disintreccio di ogni labirinto, amore, morte.

    Tornare all’infanzia, e rimanere lì, come il più grande atto di carità donato all’umanità.

    Era davvero la notte un cielo stellato?


    Milano, 2003

  • #11

    Annalù (venerdì, 17 gennaio 2014 12:32)

    Gran buon sito. Complimenti.

  • #10

    .TT (martedì, 07 gennaio 2014 18:02)

    SENSAZIONE

    Le sere d'estate, andrò per sentieri
    pizzicato dal grano, la terra
    ai miei piedi, non avrò pensieri
    e l'amore infinito mi abiterà

    l'anima, lontano, piuttosto lontano,
    nella natura, felice come per mano.

    A. R.

    -

    LA MIA BOHEME (live 2014)

    Me ne andavo, lo zainetto sulle spalle
    inesistente e colmo, oh la la! quanti amori,
    e seppure lontano dalle insegne a colori
    di alberghi, alloggiavo a cinque stelle

    riscrivendo, seduto a bordo strada,
    la storia nuova della natura ; su,
    il cielo ci inebriava del suo dolce fru fru
    per concedersi poi di gocce di rugiada.

    E io riallacciavo da bravo bambino
    le uniche scarpe e riprendevo il cammino
    discostando all'ultimo la scia

    di chi mi precedeva. Eh sì, cuore,
    tu che non eri ahimè lo stesso cuore,
    t'allontanavi via via …

    A. R.

    -

    FINISTERE

    E' ritrovata.
    Cosa ? L'eternità.
    E' la terra sposa
    al sole.

    A. R.

    -

    NOI

    Tu camminerai nel sole. E a me basta sapere che tu conserverai qualcosa di me fino alla fine.

    Arthur Rimbaud, TT

  • #9

    .TT (martedì, 07 gennaio 2014 17:58)

    ANDIAMO !

    Aspetto la mia gamba nuova artificiale per concludere l'estate con un sorriso, due passi fuori piano piano, e poi con lei approfittare delle occasioni che sempre a memoria ogni inverno concede.
    Con passo leggero e snodato, immagino mentre l'aspetto, e intanto i giorni passano e chissà mi arriverà magari per Natale, oppure i dottori nascondono la verità.
    E anche oggi che finalmente è Natale qualcuno al mio posto andrà incontro ai regali che a tutti sono fatti, chi ancora c'è.
    Io per me ho abbandonato, mia musa, quel tronco immobile per un corpo ideale.
    Andiamo !

    .TT
    2013, taken from Terra

  • #8

    .TT (martedì, 07 gennaio 2014 17:56)

    RIMBAUD

    finirò sicuramente con il fare
    un lavoro amorale, magari
    saltellando su una sola gamba
    così per il gusto di vivere
    e per il gusto di sopravvivere.
    non saprei più come cantare
    saltellando di qua e di là
    così per il gusto di vivere
    e per sopravvivere, magari
    saltellando di la la la …

    lallàlālà lallàlālāllallàlālà lallàlālă
    lallàlālà lallàlālāllallàlālà lallàlālă …

    Nicola Sirkis, TT
    2009, taken from Cieli irripetibili

  • #7

    ALBAMALINCONICA (martedì, 23 luglio 2013 15:12)

    Questo sito è molto bello, anche perchè purtroppo non è molto facile in italia trovare notizie su Rimbaud, sopratutto sulla sua stagione africana

  • #6

    Mr_Contine (giovedì, 11 luglio 2013 22:46)

    Grazie a tutti quelli che hanno collaborato alla realizzazione di questo sito che rappresenta tuttora una miniera di sapere sull'uomo dalle suole di vento. Sarebbe ancor più bello se ci fosse anche un forum ;)

  • #5

    Alessandro Paesano (venerdì, 05 luglio 2013 09:30)

    Perchè definite il rapporto tra Rimbaud e Verlaine "ambiguo"?

    Perchè omettete che Lepelletier, non scrisse un articolo "ironico" sul loro rapporto ambiguo ma si riferì a rimbaud come ala signorina Rombaud al femminile?

    Possibile che sulla relazione amorosa tra Rombuad e verlaine ci sia ancora oggi tanta omertà e pregiudizio?

  • #4

    sergio (venerdì, 28 giugno 2013 00:52)

    A me piace molto il sito ... Ma soprattutto grazie , per l'enorme lavoro che fate e che avete fatto;
    per dare a tutti , questa possibilità di approfondimento di una delle più grandi anime ,
    che l'umanità abbia espresso ...

  • #3

    Silvia (venerdì, 31 maggio 2013 21:44)

    Complimenti per questo nuovo sito, la grafica mi piace di più e i contenuti sono ottimi. Grazie per aiutarci a trovare informazioni su Arthur,ciao.

  • #2

    Enrico (giovedì, 11 aprile 2013 00:06)

    Ciao, complimenti per questo colossale trasferimento. La grafica forse è più standard, ora, però la qualità è sempre eccellente e i contenuti preziosissimi. Grazie per questo gran lavoro.

    Enrico

  • #1

    gianfranco (mercoledì, 20 febbraio 2013 11:06)

    bel sito grazie

Da dove sono venuti quegli uccelli d'oro di Rimbaud? E verso dove volano? Non sono colombe né avvoltoi; abitano l'aria. Sono messaggeri particolari, covati nell'ombra e liberati alla luce di un'illuminazione. Non hanno alcuna somiglianza con le creature dell'aria e nemmeno sono angeli. Sono i rari uccelli dello spirito, uccelli di passaggio che trasmigrano di sole in sole. Non sono prigionieri della poesia, anzi, vi si liberano. Si alzano sulle ali dell'estasi e svaniscono nella fiamma. Avendo come condizione l'estasi, il poeta è simile ad un prodigioso, sconosciuto uccello intrappolato nelle ceneri del pensiero. Se ha la fortuna di liberarsi, è per compiere una sacrificale trasvolata verso il sole.

Henry Miller

Arthur Rimbaud in un disegno di  Paul Verlaine (1872)
Arthur Rimbaud in un disegno di Paul Verlaine (1872)


Prima edizione di "Una Stagione all'Inferno" (1873). Ed. Poot & C.
Prima edizione di "Una Stagione all'Inferno" (1873). Ed. Poot & C.


Rimbaud diciassettenne ritratto da Henri-Fantin Latour (1872)
Rimbaud diciassettenne ritratto da Henri-Fantin Latour (1872)
R. alla prima comunione (1866)
R. alla prima comunione (1866)
Rimbaud in Africa (1883)
Rimbaud in Africa (1883)