Un cuore sotto una tonaca

Intimità di un seminarista

 

 

...O Timotina Labinette! Oggi che rivesto gli abiti sacri posso ricordare la passione, ora raffreddata e addormentata sotto la tonaca, che lo scorso anno fece battere il mio giovane cuore sotto la mia mantella di seminarista!...


1° maggio 18...

...Ecco la primavera. La pianta di vite dell'abate*** germoglia nel suo vaso di terracotta: l'albero del cortile ha piccole gemme tenere come verdi gocce sui suoi rami; l'altro giorno, uscendo dallo studio, ho visto alla finestra del secondo piano qualcosa come il fungo nasale del sup***. Le scarpe di J*** puzzano un po'; e ho notato che gli allievi escono troppo spesso a... nel cortile; loro che vivevano nello studio come talpe, rintanati, piegati in due, con la loro faccia arrossata l verso la stufa, con un alito pesante e caldo come quello delle vacche! Essi restano a lungo all'aria aperta, ora, e quando tornano, ridacchiando, richiudono l'istmo dei pantaloni con grande cura - no, mi sbaglio, molto lentamente, - con delle maniere, quasi svenevoli, macchinalmente, per questa operazione che di per sé è completamente futile...


2 maggio...

Il sup*** ieri è sceso dalla sua camera chiudendo gli occhi, con le mani nascoste, timoroso e intirizzito, ha trascinato ai quattro passi nel cortile le sue ciabatte di canonico!...
Ecco il mio cuore che batte il tempo nel petto, e il mio petto che batte contro il lurido banco! Oh! Ora detesto i tempi in cui gli allievi erano come pecoroni sudanti nei loro abiti sudici, e dormivano nella puzzolente atmosfera dello studio, al lume della lampada a gas, nel molle calore della stufa!..
Distendo le braccia! Sospiro, stendo le gambe!... sento certe cose nella mia testa, oh! ma certe cose!...


4 maggio...

...Beh, ieri non ho più resistito: ho disteso le mie ali come l'arcangelo Gabriele, le ali del mio cuore. Il soffio dello spirito santo mi ha percorso tutto l'essere! Ho preso la mia lira e ho cantato:

Avvicinatevi,
O Grande Maria!
O Madre Adorata!
Del dolce Gesù!
Sanctus Christus!
O Vergine incinta,
o madre santa,
abbi pietà di noi!

Oh, se voi sapeste quali misteriosi effluvi mi scuotevano l'anima mentre sfogliavo questa poetica rosa! Ho preso la cetra, e come il Salmista, ho innalzato la mia voce innocente e pura nell'alto dei cieli! O altitudo altitudinum!...
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7 maggio...

Ahimè! La mia poesia ha ripiegato le ali, ma come Galileo io dirò, abbattuto dall'oltraggio e dal supplizio: Eppur si muove! - Si legga: Si muovono! - Avevo commesso l'imprudenza di lasciar cadere la precedente confidenza... J*** l'ha raccolta, J*** il più feroce dei giansenisti, il più rigoroso satellite del sup*** e l'ha portata al suo capo, segretamente: ma, il mostro, perché sprofondassi sotto gli insulti universali, aveva fatto passare per le mani di tutti i suoi amici la mia poesia!
Ieri, il sup*** mi ha fatto chiamare: entro nel suo appartamento, sono in piedi innanzi a lui, forte della mia interiorità. Sulla sua calva fronte fremeva come furtivo lampo l'ultimo capello rosso: i suoi occhi emergevano dal lardo, ma calmi, pacifici; il suo naso, simile ad una mazza, si muoveva del suo solito moto: mormorava un oremus: si leccò l'estremità del pollice, sfogliò qualche pagina del libro, e tirato fuori uno sporco pezzo di carta spiegazzato...

Graaaaaande Maaaariaaaa!...
Maaaadreee Adoooraaataaaa!

Deturpava la mia poesia! Sputava sulla mia rosa! Faceva il Brid'oison, Il Giuseppe, il bestione, per sporcare, per rendere immondo quel virginale canto; balbettava e prolungava le sillabe con un sogghigno d'odio concentrato: e quando giunse al quinto verso,... Vergine incinta! si fermò, preparò la sua voce nasale e sbottò! Vergine Incinta! Vergine Incinta! E lo diceva con un tono, mentre il suo stomaco sporgente s'increspava come rabbrividendo, con un tono così orrendo, che un rossore pudico mi copri il viso. Caddi in ginocchio, e distese in alto le braccia esclamai: Oh, padre!...
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«La vostra lira! La vostra cetra! Giovanotto! La vostra cetra! Gli effluvi misteriosi! Che vi scuotevano l'anima! L'avrei voluto vedere! Giovane anima, io noto lì, in quell'empia confessione, qualcosa di mondano, un pericoloso abbandono, un cedimento, insomma!»
«Tacque, fece fremere dall'alto in basso l'addome, e più solenne: «Giovanotto, avete fede?» «- Padre, perché questa parola? Stanno scherzando le vostre labbra?... Sì, io credo in tutto ciò che mi dice mia madre, la Santa Chiesa!» «Ma... Vergine incinta!... È la concezione questa, giovanotto, è la concezione!...»
«Padre, io credo nella concezione!»
«Avete ragione, giovanotto, è una cosa...»
Tacque. Poi: «Il giovane J*** mi ha fatto un rapporto nel quale constata in voi un allargare le gambe di giorno in giorno più evidente, quando vi trovate nello studio; egli afferma di avervi visto distendervi tutto sotto il tavolo, come un ragazzino... scomposto. Questi sono fatti ai quali non avete niente da poter rispondere... Avvicinatevi, in ginocchio, vicino a me; vi voglio interrogare con dolcezza; rispondetemi: allargate molto le gambe in studio?»
Poi mi metteva la mano sulla spalla intorno al collo, e i suoi occhi si facevano luminosi, e mi faceva dire certe cose sugli allargamenti delle gambe... Ebbene, voglio dirvi che fu disgustoso, io lo so cosa vogliono dire, quelle scene là!... Dunque, mi avevano fatto la spia, mi avevano calunniato il cuore ed il pudore, - ed io non potevo dire nulla, perché i rapporti, le lettere anonime degli allievi gli uni contro gli altri al sup*** erano autorizzate, anzi prescritte, - ed io andai in quella stanza a f... sotto la mano di quel ciccione!... Oh! il seminario!...


10 maggio

Oh! I miei condiscepoli sono spaventosamente cattivi e spaventosamente lascivi! Allo studio la conoscono tutti, questi profani, la storia dei miei versi, e non appena volto la testa, incontro la faccia di bolso di D***, che mi sussurra: E la tua cetra, e la tua cetra, e il tuo diario? Poi quell'idiota di L*** riprende: E la tua lira? E la tua cetra? Poi tre o quattro sussurrano in coro:

Grande Maria...
Madre adorata!

Io sono proprio un gran sempliciotto: - Gesù, non mi dò davvero la zappa sui piedi! - Ma insomma, io non faccio la spia, non scrivo lettere anonime, ed ho dalla mia la santa poesia ed il mio pudore!...


12 maggio...

Dunque non sapete perché muoio d'amore?
Il fiore mi dice: salve: l'uccello mi dà il buongiorno:
salve; è primavera! È l'angelo della tenerezza!
Dunque non sapete perché bollo d'ebbrezza!
Angelo della nonna, angelo della culla mia,
dunque non sapete che io divengo uccello,
che la mia lira freme e che io batto l'ali
come una rondinella?...

Ho composto questi versi ieri, durante la ricreazione; sono entrato nella cappella, mi sono chiuso in un confessionale, e lì la mia giovane poesia ha potuto palpitare ed involarsi, nel sogno e nel silenzio, verso le sfere dell'amore. Poi, siccome vengono a prendermi ogni foglietto che ho in tasca di notte e di giorno, ho cucito questi versi in fondo al mio indumento più intimo, quello che tocca direttamente la mia pelle, e, durante le ore di studio, tiro, sotto la veste, la poesia sul mio cuore, e la stringo a lungo, sognando...


15 maggio.

Gli avvenimenti si sono accumulati, dalla mia ultima confessione, avvenimenti molto solenni, avvenimenti che avrebbero dovuto influire sulla mia futura vita interiore in modo forse molto terribile!

Timotina Labinette, io ti adoro!
Timotina Labinette, io t'adoro! t'adoro!
lasciami cantare sul mio liuto, come il divino Salmista sul suo salterio, come ti ho vista e come il mio cuore è balzato al tuo per un eterno amore!
Giovedì, era giorno d'uscita: noi usciamo per due ore; io sono uscito: mia madre, nella sua ultima lettera, mi aveva detto: «Tu andrai, figlio mio, ad occupare superficialmente la tua uscita dal Signor Césarin Labinette, intimo del tuo defunto padre, al quale tu devi presentarti un giorno o l'altro prima della tua ordinazione;...»
...Io mi presentai al Signor Labinette il quale mi obbligò cortesemente, senza dire una parola, ad essere relegato nella cucina: sua figlia, Timotina, rimase da sola con me, prese una pezza, asciugò una gran ciotola panciuta appoggiandola sul suo cuore, e di colpo mi disse, dopo un lungo silenzio: E allora, signor Leonardo?...
Fino ad allora, confuso di vedermi con questa giovane creatura nella solitudine della cucina, avevo abbassato gli occhi ed invocato il sacro nome di Maria: risollevai il capo arrossendo, e, davanti alla bellezza della mia interlocutrice, non potei che balbettare un debole: Signorina?...
Timotina! com'eri bella! Se fossi un pittore, riprodurrei sulla tela i tuoi sacri tratti con questo titolo: la Vergine della ciotola! Ma non sono che un poeta, e la mia lingua non può che celebrarti incompletamente...
La stufa nera, con i suoi buchi dove fiammeggiavano le braci come occhi rossi, lasciava fuggire, dalle casseruole piccoli fili di vapore, dall'odore celestiale di zuppa di cavolo e fagioli; e davanti a quella, aspirando con il dolce nasino l'odore di questi legumi, guardando il tuo grosso gatto con i begli occhi grigi, o Vergine della ciotola, tu tergevi il tuo vaso! Le piatte bande e chiare dei tuoi capelli s'incollavano pudicamente sulla tua gialla fronte simile al sole; dai tuoi occhi scendeva rapido un bluastro solco fino in mezzo alla tua guancia, come a Santa Teresa! il tuo naso, pieno dell'odore dei fagioli, sollevava le delicate nari; una peluria leggera serpeggiando sulle tue labbra, contribuiva non poco a dare una bell'energia al tuo volto; e, sul mento, brillava un bel segno bruno dove fremevano dei folli dolci peli: i tuoi capelli erano modestamente tenuti sull'occipite da forcine; ma un ciuffo corto se ne fuggiva... Cercai invano i tuoi seni; tu non ne hai: tu disdegni questi mondani ornamenti: il tuo cuore e i tuoi seni!... Quando ti voltasti per colpire col largo piede il gatto dorato, vidi salire le scapole tue e sollevarti le vesti, e fui punto dall'amore dinanzi alla graziosa curva dei due pronunciati archi delle tue reni!... Da quel momento, io t'adorai: io adoravo non i capelli, non le tue scapole, non la curva inferiore e posteriore: ciò che adoro in una donna, in una vergine, è la santa modestia; ciò che mi fa sussultare d'amore è il pudore è la devozione; questo adorai di te, o giovane pastorella!... Provai ad esprimerle la mia passione; d'altra parte il mio cuore, il mio cuore mi tradiva! Non rispondevo che con frasi interrotte alle sue domande; molte volte la chiamai Signora invece che Signorina, nel mio turbamento! A poco a poco, ai magici accenti della sua voce mi sentii soccombere; infine risolsi di lasciarmi andare, e di innescare tutto: e, a non so più quale domanda mi aveva fatto, mi misi una mano sul cuore e con l'altra presi un rosario che avevo in tasca, ne feci emergere la croce bianca, e con un occhio verso Timotina e l'altro al cielo, risposi dolorosamente e teneramente, come il cervo alla cerva:
«Oh, sì, signorina Timotina!!!!!»
Miserere! Miserere! - Nel mio occhio aperto verso il soffitto cadde ad un tratto una goccia di salamoia, che scorreva da un prosciutto appeso sopra di me, e, quando tutto rosso dalla vergogna e ridestato dalla mia passione, abbassai la fronte, mi accorsi che nella mia mano sinistra non stringevo che uno scuro poppatoio invece di un rosario; - mia madre me lo aveva dato lo scorso anno perché lo dessi al piccolo di non so quale madre! - Dall'occhio fisso al soffitto colò la amara salamoia: - ma dall'occhio che ti contemplava, o Timotina, scorse una lacrima d'amore, lacrima di dolore!...
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Un'ora più tardi, quando Timotina mi annunciò uno spuntino a base di fagioli e frittata al lardo, sconvolto dal suo fascino, risposi a mezza voce: «Ho il cuore così pieno, vedete, da rovinarmi lo stomaco!» E mi misi a tavola; oh, ancora lo sento, il suo cuore aveva risposto al richiamo del mio; durante lo spuntino, ella non mangiò: «Non trovi che si senta una specie di odore?» ripeteva; suo padre non capiva; ma il mio cuore aveva compreso: era la Rosa di David, la Rosa di Jesse, la Rosa mistica della scrittura; era l'Amore!
Si alzò di colpo e andò in un angolo della cucina, e mostrando il doppio fiore delle sue reni cacciò il braccio in fondo ad un deforme mucchio di stivali, di varie calzature, dalle quali balzò fuori il gattone; buttò tutto in un vecchio armadio vuoto; poi tornò al posto suo e interroga inquieta l'atmosfera; d'improvviso aggrottò le ciglia ed esclamò:
«C'è ancora odore!...»
«Sì, c'è odore», rispose suo padre scioccamente; (non poteva capire, il profano!).
Mi accorsi che non era altro che gli intimi moti della passione della mia virginea carne,! L'adoravo, e assaporavo con amore la aurea frittata, le mie mani battevano il tempo con la forchetta, e sotto la tavola i miei piedi fremevano d'amore nelle scarpe!...
Ma ciò che mi fu come raggio di luce, come un eterno pegno d'amore, come un diamante di tenerezza da parte di Timotina, fu l'adorabile cortesia che ebbe, quando me ne andai, di offrirmi un paio di candidi calzini, con un sorriso e con queste parole:
«Li volete per i vostri piedi, signor Leonardo?»
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16 maggio.

Timotina! Io t'adoro, te e tuo padre, te e il tuo gatto:

...Vas devotionis,
Rosa mystica,
Timotina: Turris davidica, Ora pro nobis!
Coeli porta,
Stella maris,


17 maggio.

Cosa mi importa ora dei rumori del mondo e dei rumori dello studio? Cosa mi importa della gente che mi sta vicino, incurvata da pigrizia e languore? Stamattina tutti i volti, appesantiti dal sonno, stavano incollati ai tavoli; un russare, simile al grido della tromba del Giudizio, un sordo e lento russare si alzava da quel vasto Getsemani. Io, stoico e sereno, eretto al di sopra di tutti quei morti come una palma al di sopra delle rovine, disprezzando gli odori e i rumori sconvenienti, mi reggevo il capo con la mano e ascoltavo battere il mio cuore pieno di Timotina, e i miei occhi si annegavano nell'azzurro del cielo, intravisto attraverso i vetri superiori della finestra!...


18 maggio.

Grazie allo Spirito Santo che mi ha ispirato questi versi graziosi: versi che voglio incastonare nel mio cuore; e quando il cielo vorrà che io veda di nuovo Timotina glieli darò, in cambio dei suoi calzini!...
L'ho intitolata «La Brezza»:

Nel suo bozzolo di cotone
dorme lo zefiro dal dolce alito
nel suo nido di seta e di lana
dorme lo zefiro dal gaio mento!

Quando lo zefiro alza la sua ala
dentro il suo bozzolo di cotone
quando corre dove il fiore chiama,
che dolce olezzo in quell'alito soave!

O quintessenziata brezza!
O quintessenza dell'amore!
Quando la rugiada è svaporata
si sente nell'aria un olezzo!

Gesù! Giuseppe! Gesù! Maria!
è come un'ala di condor
che t'assopisce se preghi!
Ci penetra nel cuore e addormenta!

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La fine è troppo intima e troppo soave: la serbo perciò nel tabernacolo dell'anima mia. Alla prossima uscita la leggerò alla mia divina, aulente Timotina. Aspettiamo con calma e raccoglimento.

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Data incerta. - Attendiamo!...


16 giugno!

Signore: sia fatta la tua volontà: non metterò ostacoli! Se tu vorrai distogliere da questo tuo servo l'amore di Timotina puoi farlo di certo: ma, Signore Gesù, non hai forse amato tu stesso, e non ti ha forse insegnato la lancia dell'amore a compatire le sofferenze degli sventurati? Prega per me!
Oh! Attendevo da tempo l'uscita del 15 di giugno per due ore: avevo sedato la mia anima dicendole: quel giorno sarai libera! Il 15 giugno avevo ravviato i miei modesti capelli, e avvalendomi di un'odorosa pomata rosa, li avevo incollati sulla fronte come le bande di Timotina; mi ero impomatato le sopracciglia, avevo spazzolato con cura la veste nera, soppresso con abilità certe scoccianti deficienze della mia toletta, e mi presentai al sospirato campanello del signor Césarin Labinette. Egli giunse, dopo un lungo tempo, con la calotta alla buona sull'orecchio, un ciuffo di capelli diritti ed impomatati che gli tagliavano di netto il viso come uno sfregio, con una mano nella tasca della vestaglia a fiori gialli e l'altra sul saliscendi... Mi salutò secco e brusco, arricciò il naso gettando un occhio alle mie scarpe coi lacci neri, e mi precedette tenendo le mani nelle tasche, tirando in avanti la vestaglia come fa l'abate*** con la tonaca, e modellando così al mio sguardo il suo didietro.
Lo seguii.
Attraversò la cucina e io entrai nel salotto dopo di lui. Oh! quel salotto! Ce l'ho fisso nella memoria dagli spilli del ricordo! I parati erano a fiori scuri; sul caminetto c'era una gran pendola di legno nero, a colonne; due vasi azzurri con le rose; sulla parete, un quadro della battaglia di Inkermann, un disegno a matita di un amico del Césarin, che raffigurava un mulino con la ruota tuffata in un ruscelletto simile ad uno sputo, disegno simile ad uno scarabocchio per principianti. Come preferisco la poesia!...
Nel mezzo del salotto c'era una tavola con una gran tovaglia verde intorno alla quale il mio cuore non vide che Timotina benché vi fossero anche l'amico del signor Césarin, già esecutore della beneficienza parrocchiale di don *** e la sua consorte, signora di Riflandouille, e benché il signor Césarin, subito dopo il mio arrivo fosse tornato a sedersi lì accanto, appoggiando i gomiti.
Presi una sedia imbottita, pensando che una parte di me si sarebbe poggiata ad una tappezzeria probabilmente fatta da Timotina, salutai tutti e, messo il mio cappello nero sul tavolo, davanti a me, come un bastione, ascoltai...
Io non parlavo, ma il mio cuore parlava! I signori proseguirono la partita a carte già iniziata: notai che baravano senza ritegno e questo mi diede una assai penosa sorpresa. Conclusa che fu la partita, si sedettero in circolo attorno al camino vuoto; io stavo in uno degli angoli seminascosto dall'enorme amico di Césarin la cui sedia mi divideva da Timotina: dentro di me ero felice della poca attenzione che mi si prestava; relegato dietro la sedia del sagrestano onorario, potevo lasciar vedere sul mio volto i moti del cuore senza che nessuno potesse notarmi: mi abbandonai così ad un dolce trasporto; lasciai che la conversazione iniziasse e si animasse fra quelle tre persone; Timotina, infatti, parlava raramente; lanciava al suo seminarista occhiate amorose, e non osando guardarlo in volto, volgeva i suoi chiari occhi verso le mie ben lucidate scarpe!... Io dietro al grosso sagrestano mi lasciavo andare con il mio cuore.
Cominciai a chinarmi verso Timotina alzando gli occhi al cielo. Il suo capo era rivolto altrove. Mi misi a posto, e con la testa inclinata sul petto emisi un sospiro: lei non si mosse. Mi riabbottonai, mossi le labbra, accennai un segno della croce: lei non notò nulla. Allora, rapito, furioso d'amore, mi chinai profondamente verso di lei con le mani giunte come in comunione, emettendo un Ah!... lungo e doloroso. Miserere! mentre gesticolavo - e pregavo, caddi dalla sedia con uno schianto, il grosso sagrestano si voltò ridacchiando e Timotina disse a suo padre:
«Toh! Il signor Leonardo cola a terra!»
Suo padre ridacchiò! Miserere!
Il sagrestano mi ripiantò, rosso dalla vergogna e indebolito dall'amore, sulla mia sedia imbottita, e mi fece posto. Ma io chinai gli occhi, volevo dormire! Quella compagnia era fastidiosa e neppure indovinava quell'amore che penava nell'ombra: volli dormire! Ma udii che la conversazione volgeva su di me!... Riaprii stancamente gli occhi... Césarin e il sagrestano fumavano un sigaro fino, con ogni possibile leziosaggine, cosa che li rendeva spaventosamente ridicoli; la signora del sagrestano, sull'orlo della sedia, col petto concavo chino in avanti e dietro le pieghe del vestito giallo che le si ergevano gonfiandosi sino al collo, allargando attorno a sé l'unica gala, sfogliava deliziosamente una rosa: uno spaventoso sorriso le schiudeva le labbra, e mostrava sulle aride gengive due denti gialli e neri come maioliche di una vecchia stufa. - Tu, Timotina, eri bella, col tuo bianco colletto, con gli occhi in basso e le piatte bande!
«È un giovane di avvenire sicuro: il suo presente fa ben sperare per il futuro, diceva il sagrestano sprigionando un'onda di fumo grigio...»
«Oh! Il signor Leonardo onorerà l'abito!» disse con tono nasale la sagrestana: affiorarono i due denti!...
Io avvampavo, come uno scostumato giovinetto; vidi che le sedie si allargavano via da me e che si mormorava sul mio conto...
Timotina continuava a fissare le mie scarpe; quei due denti odiosi mi minacciavano... il sagrestano rideva con ironia: stavo sempre a testa in giù!...
«Lamartine è morto...» disse d'improvviso Timotina.
Cara Timotina! Era per il tuo adoratore, per il tuo povero poeta Leonardo che buttavi nella conversazione il nome di Lamartine; allora sollevai il capo, sentii che soltanto il pensiero della poesia poteva rendere la verginità a quei bestioni, sentivo le ali palpitare, e raggiante dissi, fissando Timotina:
«Aveva bei gioielli alla sua corona, l'autore delle Meditazioni poetiche!
«Il cigno dei versi è morto!» disse la sagrestana.
«Sì, ma ha innalzato il suo funereo canto», ripresi al colmo dell'entusiasmo.
«Ma - esclamò la sagrestana - anche il Signor Leonardo è poeta! Sua madre mi ha mostrato lo scorso anno saggi della sua musa!...»
Giocai d'audacia:
«Oh, Signora, non ho portato con me né la mia cetra né la mia lira, ma...»
«Oh, ma la cetra la porterà un'altra volta...»
«Ciononostante, se la cosa non dispiace alla onorevole compagnia, - e qui estrassi il foglietto dalla tasca - vi leggerei alcuni miei versi... Li dedico alla Signorina Timotina.»
«Sì, sì, giovanotto! Benissimo! reciti, reciti, vada in fondo alla stanza...» Indietreggiai... Timotina mi guardava le scarpe..; La sagrestana fece la madonna: i due signori si erano chinati l'uno verso l'altro... Arrossii... tossii e cantando teneramente dissi:

Nel suo bozzolo di cotone
dorme lo zefiro dal dolce alito
nel suo nido di seta e di lana
dorme lo zefiro dal gaio mento!

Tutti gli astanti scoppiarono a ridere: i signori si chinavano l'uno verso l'altro per fare commenti grossolani; ma ciò che più atterriva era l'aria della sagrestana, che con lo sguardo al cielo faceva la mistica e sorrideva coi denti orribili! Timotina, Timotina scoppiava dalle risa! Fui percosso da un colpo mortale: Timotina si reggeva la pancia!... «Un dolce zefiro nel cotone, è soave, soave!...» faceva tirando su col naso il vecchio Césarin... Credetti di accorgermi di qualcosa... ma quello scoppio di risa non durò che un secondo: tutti cercarono di ricomporsi, con qualche incontrollabile accesso di ilarità... «Continui, giovanotto, va bene, va bene!»

Quando lo zefiro alza la sua ala
dentro il suo bozzolo di cotone...
quando corre dove il fiore chiama,
che dolce olezzo in quell'alito soave!

Stavolta un'enorme risata scosse il mio uditorio; Timotina guardava le mie scarpe: avevo caldo, i piedi mi bollivano sotto il suo sguardo e sguazzavano nel sudore; mi dicevo infatti: questi calzini che porto da un mese sono un dono dell'amor suo, gli sguardi che rivolge ai miei piedi sono una testimonianza del suo amore: lei mi adora!
Ed ecco che non so che odorino mi parve uscire dalle scarpe: oh! capii le orrende risate degli astanti! Capii che fuorviata dalla cattiva compagnia, Timotina Labinette, Timotina non avrebbe mai potuto dar libero sfogo alla sua fiamma! Capii che anch'io avrei dovuto in me divorare quel dolente amore sbocciato nel mio cuore in un pomeriggio di maggio, nella cucina dei Labinette, dinanzi alla sinuosa curvatura posteriore della Vergine della ciotola!
- Le quattro, ora del rientro, suonavano alla pendola del salotto; ebbro, arso d'amore e folle di dolore, afferrai il cappello, fuggii rovesciando una sedia e attraversai il corridoio mormorando: Adoro Timotina, e fuggii senza fermarmi fino al seminario...
Le falde della mia nera veste mi svolazzavano dietro, al vento, come sinistri uccellacci!...
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30 giugno.

Oramai, lascio alla divina musa la cura di lenire la mia pena; martire d'amore a diciott'anni, penso nel mio scoramento a un altro martire del sesso che fa la nostra gioia e felicità; non avendo più la mia amata, amerò la fede! Cristo, Maria mi stringano al seno: io li seguo, non son degno di sciogliere i lacci ai calzari di Gesù; ma che dolore! che pena! A diciott'anni e sette mesi anch'io porto una croce e una corona di spine! ma, nella mano, invece del giunco, io ho la cetra! Questo sarà il balsamo per la mia piaga!...
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Un anno dopo, 1° agosto.

Oggi sono stato rivestito dell'abito sacro; sto per diventare un servo di Dio; avrò una parrocchia e una modesta perpetua in un ricco paese. Ho la fede; lavorerò per la mia salvezza e, senza essere spendaccione, vivrò come un buon servitore di Dio con la sua serva. Mia madre, la sacra Chiesa, mi riscalderà sul suo seno: che sia benedetta! Che Dio sia benedetto!...
...Quanto alla brutalmente diletta passione che serbo in fondo al cuore, saprò sopportarla con fermezza: senza riaccenderla, potrò talvolta riportarla alla memoria: sono cose molto dolci! - Io, d'altra parte, ero nato per l'amore e per la fede! - Forse un giorno, tornando in quella città, avrò la gioia di confessare la mia cara Timotina...E poi di lei conservo un dolce ricordo: da un anno non mi son tolto i calzettoni che mi ha donato...
Quei calzettoni, o mio Dio! me li terrò ai piedi fin nel tuo santo paradiso!...

Un coeur sous une soutane 

Intimités d'un séminariste

 

***

 

... O Thimothina Labinette! Aujourd'hui que j'ai revêtu la robe sacrée, je puis rappeler la passion, maintenant refroidie et dormant sous la soutane, qui l'an passé, fit battre mon coeur de jeune homme sous ma capote de séminariste!...

 

1er mai 18...

 

... Voici le printemps. Le plant de vigne de l'abbé*** bourgeonne dans son pot de terre: l'arbre de la cour a de petites pousses tendres comme des gouttes vertes sur ses branches; l'autre jour, en sortant de l'étude, j'ai vu à la fenêtre du second quelque chose comme le champignon nasal du sup***. Les souliers de J*** sentent un peu; et j'ai remarqué que les élèves sortent fort souvent pour... dans la cour; eux qui vivaient à l'étude comme des taupes, rentassés, enfoncés dans leur ventre, tendant leur face rouge vers le poêle, avec une haleine épaisse et chaude comme celle des vaches! Ils restent fort longtemps à l'air, maintenant, et, quand ils reviennent, ricanent, et referment l'isthme de leur pantalon fort minutieusement, - non, je me trompe, fort lentement, - avec des manières, en semblant se complaire, machinalement, à cette opération qui n'a rien en soi que de très futile... 

 

2 mai.

 

Le sup*** est descendu hier de sa chambre, et, en fermant les yeux, les mains cachées, craintif et frileux, il a traîné à quatre pas dans la cour ses pantoufles de chanoine!...
Voici mon coeur qui bat la mesure dans ma poitrine, et ma poitrine qui bat contre mon pupitre crasseux! Oh! je déteste maintenant le temps où les élèves étaient comme de grosses brebis suant dans leurs habits sales, et dormaient dans l'atmosphère empuantie de l'étude, sous la lumière du gaz, dans la chaleur fade du poêle!... J'étends mes bras! je soupire, j'étends mes jambes... je sens des choses dans ma tête, oh! des choses!...

 

4 mai...

 

...Tenez, hier, je n'y tenais plus: j'ai étendu, comme l'ange Gabriel, les ailes de mon coeur. Le souffle de l'esprit sacré a parcouru mon être! J'ai pris ma lyre, et j'ai chanté:

Approchez-vous,
Grande Marie!
Mère chérie! Du doux Jhésus!
Sanctus Christus!
O vierge enceinte
O mère sainte
Exaucez-nous!

O! si vous saviez les effluves mystérieuses qui secouaient mon âme pendant que j'effeuillais cette rose poétique! je pris ma cithare, et comme le Psalmiste, j'élevai ma voix innocente et pure dans les célestes altitudes!!! O altitudo altitudinum!...

 

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7 mai...

 

Hélas! Ma poésie a replié ses ailes, mais, comme Galilée, je dirai, accablé par l'outrage et le supplice: Et pourtant elle se meut! - Lisez: elles se meuvent! - J'avais commis l'imprudence de laisser tomber la précédente confidence... J*** l'a ramassée, J***, le plus féroce des jansénistes, le plus rigoureux des séides du sup***, et l'a portée à son maître, en secret; mais le monstre, pour me faire sombrer sous l'insulte universelle, avait fait passer ma poésie dans les mains de tous ses amis!
Hier, le sup*** me mande: j'entre dans son appartement, je suis debout devant lui, fort de mon intérieur. Sur son front chauve frissonnait comme un éclair furtif son dernier cheveu roux: ses yeux émergeaient de sa graisse, mais calmes, paisibles; son nez semblable à une batte était mû par son branle habituel: il chuchotait un oremus: il mouilla l'extrémité de son pouce, tourna quelques feuilles de livre, et sortit un petit papier crasseux, plié...

Grananande Maarieie!...
Mèèèree Chééérieie!

Il ravalait ma poésie! il crachait sur ma rose! il faisait le Brid'oison, le Joseph, le bêtiot, pour salir, pour souiller ce chant virginal; Il bégayait et prolongeait chaque syllabe avec un ricanement de haine concentré: et quand il fut arrivé au cinquième vers,... Vierge enceininte! il s'arrêta, contourna sa nasale, et! il éclata! Vierge enceinte! Vierge enceinte! il disait cela avec un ton, en fronçant avec un frisson son abdomen proéminent, avec un ton si affreux, qu'une pudique rougeur couvrit mon front. Je tombai à genoux, les bras vers le plafond, et je m'écriai: O mon père!...

 

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- Votre lyyyre,! votre cithâre! jeune homme! votre cithâre! des effluves mystérieuses! qui vous secouaient l'âme! J'aurais voulu voir! Jeune âme, je remarque là dedans, dans cette confession impie, quelque chose de mondain, un abandon dangereux, de l'entraînement, enfin! -
Il se tut, fit frissonner de haut en bas son abdomen puis, solennel:
- Jeune homme, avez-vous la foi?...
- Mon père, pourquoi cette parole? Vos lèvres plaisantent-elles?... Oui, je crois à tout ce que dit ma mère... la Sainte Eglise!
- Mais... Vierge enceinte!... C'est la conception ça, jeune homme; c'est la conception!...
- Mon père! je crois à la conception!...
- Vous avez raison! jeune homme! C'est une chose...
... Il se tut... - Puis: Le jeune J*** m'a fait un rapport où il constate chez vous un écartement des jambes, de jour en jour plus notoire, dans votre tenue à l'étude; il affirme vous avoir vu vous étendre de tout votre long sous la table, à la façon d'un jeune homme... dégingandé. Ce sont des faits auxquels vous n'avez rien à répondre... Approchez vous, à genoux, tout près de moi; je veux vous interroger avec douceur; répondez: vous écartez beaucoup vos jambes, à l'étude?
Puis il me mettait la main sur l'épaule, autour du cou, et ses yeux devenaient clairs, et il me faisait dire des choses sur cet écartement des jambes...
Tenez, j'aime mieux vous dire que ce fut dégoûtant, moi qui sais ce que cela veut dire, ces scènes-là!... Ainsi, on m'avait mouchardé, on avait calomnié mon coeur et ma pudeur, - et je ne pouvais rien dire à cela, les rapports, les lettres anonymes des élèves les uns contre les autres, au sup***, étant autorisées, et commandées, - et je venais dans cette chambre, me f... sous la main de ce gros!... Oh! le séminaire!...

 

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10 mai -

 

Oh! mes condisciples sont effroyablement méchants et effroyablement lascifs! A l'étude, ils savent tous, ces profanes, l'histoire de mes vers, et, aussitôt que je tourne la tête, je rencontre la face du poussif D***, qui me chuchote: Et ta cithare, et ta cithare? et ton journal? Puis l'idiot L*** reprend: Et ta lyre? et ta cithare? Puis trois ou quatre chuchotent en choeur:

Grande Marie...
Mère chérie!

Moi, je suis un grand benêt: - Jésus, je ne me donne pas de coups de pied! - Mais enfin, je ne moucharde pas, je n'écris pas d'ânonymes, et j'ai pour moi ma sainte poésie et ma pudeur!...

 

12 mai...

 

Ne devinez-vous pas pourquoi je meurs d'amour?
La fleur me dit: salut: l'oiseau me dit bonjour:
Salut; c'est le printemps! c'est l'ange de tendresse!
Ne devinez-vous pas pourquoi je bous d'ivresse?
Ange de ma grand'mère, ange de mon berceau,
Ne devinez-vous pas que je deviens oiseau,
Que ma lyre frissonne et que je bats de l'aile
                 Comme hirondelle?...

J'ai fait ces vers là hier, pendant la récréation; je suis entré dans la chapelle, je me suis enfermé dans un confessionnal, et là, ma jeune poésie a pu palpiter et s'envoler, dans le rêve et le silence, vers les sphères de l'amour. Puis, comme on vient m'enlever mes moindres papiers dans mes poches, la nuit et le jour, j'ai cousu ces vers en bas de mon dernier vêtement, celui qui touche immédiatement à ma peau, et, pendant l'étude, je tire, sous mes habits, ma poésie sur mon coeur, et je la presse longuement en rêvant...

 

15 mai. -

 

Les événements se sont bien pressés, depuis ma dernière confidence, et des événements bien solennels, des événements qui doivent influer sur ma vie future et intérieure d'une façon sans doute bien terrible! 
Thimothina Labinette, je t'adore!
Thimothina Labinette, je t'adore! je t'adore! laisse-moi chanter sur mon luth, comme le divin Psalmiste sur son Psaltérion, comment je t'ai vue, et comment mon coeur a sauté sur le tien pour un éternel amour!
Jeudi, c'était jour de sortie: nous, nous sortons deux heures; je suis sorti: ma mère, dans sa dernière lettre, m'avait dit: "... tu iras, mon fils, occuper superficiellement ta sortie chez monsieur Césarin Labinette, un habitué à ton feu père, auquel il faut que tu sois présenté un jour ou l'autre avant ton ordination..."
... Je me présentai à monsieur Labinette, qui m'obligea beaucoup en me reléguant, sans mot dire, dans sa cuisine: sa fille, Thimothine, resta seule avec moi, saisit un linge, essuya un gros bol ventru en l'appuyant contre son coeur, et me dit tout à coup, après un long silence: Eh bien, monsieur Léonard?...
Jusque là, confondu de me voir avec cette jeune créature dans la solitude de cette cuisine, j'avais baissé les yeux et invoqué dans mon coeur le nom sacré de Marie: je relevai le front en rougissant, et, devant la beauté de mon interlocutrice, je ne pus que balbutier un faible: Mademoiselle?...
Thimothine! tu étais belle! Si j'étais peintre, je reproduirais sur la toile tes traits sacrés sous ce titre: La Vierge au bol!
Mais je ne suis que poète, et ma langue ne peut te célébrer qu'incomplètement...
La cuisinière noire, avec ses trous où flamboyaient les braises comme des yeux rouges, laissait échapper, de ses casseroles à minces filets de fumée, une odeur céleste de soupe aux choux et de haricots; et devant elle, aspirant avec ton doux nez l'odeur de ces légumes, regardant ton gros chat avec tes beaux yeux gris, ô Vierge au bol, tu essuyais ton vase! les bandeaux plats et clairs de tes cheveux se collaient pudiquement sur ton front jaune comme le soleil; de tes yeux courait un sillon bleuâtre jusqu'au milieu de ta joue, comme à Santa Teresa! ton nez, plein de l'odeur des haricots, soulevait ses narines délicates; un duvet léger, serpentant sur tes lèvres, ne contribuait pas peu à donner une belle énergie à ton visage; et, à ton menton, brillait un beau signe brun où
frissonnaient de beaux poils follets: tes cheveux étaient sagement retenus à ton occiput par des épingles; mais une courte mèche s'en échappait... je cherchai vainement tes seins; tu n'en as pas: tu dédaignes ces ornements mondains: ton coeur est tes seins!... Quand tu te retournas pour frapper de ton pied large ton chat doré, je vis tes omoplates saillant et soulevant ta robe, et je fus percé d'amour, devant le tortillement gracieux des deux arcs prononcés de tes reins!...
Dès ce moment, je t'adorai: J'adorais, non pas tes cheveux, non pas tes omoplates, non pas ton tortillement inférieurement postérieur: ce que j'aime en une femme, en une vierge, c'est la modestie sainte, ce qui me fait bondir d'amour, c'est la pudeur et la piété; c'est ce que j'adorai en toi, jeune bergère!...
Je tâchais de lui faire voir ma passion; et, du reste, mon coeur, mon coeur me trahissait! Je ne répondais que par des paroles entrecoupées à ses interrogations; plusieurs fois, je lui dis Madame, au lieu de Mademoiselle, dans mon trouble! Peu à peu, aux accents magiques de sa voix, je me sentais succomber; enfin je résolus de m'abandonner, de lâcher tout; et, à je ne sais plus quelle question qu'elle m'adressa, je me renversai en arrière sur ma chaise, je mis une main sur mon coeur, de l'autre, je saisis dans ma poche un chapelet dont je laissai passer la croix blanche, et, un oeil vers Thimothine, l'autre au ciel, je répondis douloureusement et tendrement, comme un cerf à une biche:
- Oh! oui! Mademoiselle... Thimothina!!!!
Miserere! miserere! - Dans mon oeil ouvert délicieusement vers le plafond tombe tout à coup une goutte de saumure, dégouttant d'un jambon planant au-dessus de moi, et, lorsque, tout rouge de honte, réveillé dans ma passion, je baissai mon front, je m'aperçus que je n'avais dans ma main gauche, au lieu d'un chapelet, qu'un biberon brun; - ma mère me l'avait confié l'an passé pour le donner au petit de la mère chose! - De l'oeil que je tendais au plafond découla la saumure amère: - mais, de l'oeil qui te regardait, ô Thimothina, une larme coula, larme d'amour, et larme de douleur!...

 

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Quelque temps, une heure après, quand Thimothina m'annonça une collation composée de haricots et d'une omelette au lard, tout ému de ses charmes, je répondis à mi-voix: - J'ai le coeur si plein, voyez-vous, que cela me ruine l'estomac! - Et je me mis à table; oh! je le sens encore, son coeur avait répondu au mien dans son appel: pendant la courte collation, elle ne mangea pas: - Ne trouves-tu pas qu'on sent un goût? répétait-elle; son père ne comprenait pas; mais mon coeur le comprit: c'était la Rose de David, la Rose de Jessé, la Rose mystique de l'écriture; c'était l'Amour!
Elle se leva brusquement, alla dans un coin de la cuisine, et, me montrant la double fleur de ses reins, elle plongea son bras dans un tas informe de bottes, de chaussures diverses, d'où s'élança son gros chat; et jeta tout cela dans un vieux placard vide; puis elle retourna à sa place, et interrogea l'atmosphère d'une façon inquiète; tout à coup, elle fronça le front, et s'écria:
- Cela sent encore!...
- Oui, cela sent, répondit son père assez bêtement: (il ne pouvait comprendre, lui, le profane!)
Je m'aperçus bien que tout cela n'était dans ma chair vierge que les mouvements intérieurs de sa passion! je l'adorais et je savourais avec amour l'omelette dorée, et mes mains battaient la mesure avec la fourchette, et, sous la table, mes pieds frissonnaient d'aise dans mes chaussures!...
Mais, ce qui me fut un trait de lumière, ce qui me fut comme un gage d'amour éternel, comme un diamant de tendresse de la part de Thimothina, ce fut l'adorable obligeance qu'elle eut, à mon départ, de m'offrir une paire de chaussettes blanches, avec un sourire et ces paroles:
- Voulez-vous cela pour vos pieds, Monsieur Léonard?

 

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16 mai -

 

Thimothina! je t'adore, toi et ton père, toi et ton chat:

Thimothina:

...Vas devotionis,
Rosa mystica,
Turris davidica,     Ora pro nobis!
Coeli porta,
Stella maris,

 

17 mai. -

 

Que m'importent à présent les bruits du monde et les bruits de l'étude? Que m'importent ceux que la paresse et la langueur courbent à mes côtés? Ce matin, tous les fronts, appesantis par le sommeil, étaient collés aux tables; un ronflement, pareil au cri du clairon du jugement dernier, un ronflement sourd et lent s'élevait de ce vaste Gethsémani. Moi, stoïque, serein, droit, et m'élevant au-dessus de tous ces morts comme un palmier au-dessus des ruines, méprisant les odeurs et les bruits incongrus, je portais ma tête dans ma main, j'écoutais battre mon coeur plein de Thimothina, et mes yeux se plongeaient dans l'azur du ciel, entrevu par la vitre supérieure de la fenêtre!...

 

- 18 mai:

 

Merci à l'Esprit Saint qui m'a inspiré ces vers charmants . ces vers, je vais les enchâsser dans mon coeur; et, quand le ciel me donnera de revoir Thimothina, je les lui donnerai, en échange de ses chaussettes!...
Je l'ai intitulée La Brise

Dans sa retraite de coton
Dort le zéphyr à douce haleine:
Dans son nid de soie et de laine
Dort le zéphyr au gai menton!

Quand le zéphyr lève son aile
Dans sa retraite de coton,
Quand il court où la fleur l'appelle,
Sa douce haleine sent bien bon!

O brise quintessenciée!
O quintessence de l'amour!
Quand la rosée est essuyée,
Comme ça sent bon dans le jour!

Jésus! Joseph! Jésus! Marie!
C'est comme une aile de condor
Assoupissant celui qui prie!
Ça nous pénètre et nous endort!

 

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La fin est trop intérieure et trop suave; je la conserve dans le tabernacle de mon âme. A la prochaine sortie, je lirai cela à ma divine et odorante Thimotina.
Attendons dans le calme et le recueillement.

 

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Date incertaine. Attendons!...

 

16 juin! -

 

Seigneur, que votre volonté se fasse: je n'y mettrai aucun obstacle! Si vous voulez détourner de votre serviteur l'amour de Thimothina, libre à vous, sans doute: mais, Seigneur Jésus, n'avez-vous pas aimé vous-même, et la lance de l'amour ne vous a-t-elle pas appris à condescendre aux souffrances des malheureux! Priez pour moi!
Oh! j'attendais depuis longtemps cette sortie de deux heures du 15 juin: j'avais contraint mon âme, en lui disant: Tu seras libre ce jour-là: le 15 juin, je m'étais peigné mes quelques cheveux modestes, et, usant d'une odorante pommade rose, je les avais collés sur mon front, comme les bandeaux de Thimothina; je m'étais pommadé les sourcils; j'avais minutieusement brossé mes habits noirs, comblé adroitement certains déficits fâcheux dans ma toilette, et je me présentai à la sonnette espérée de monsieur Césarin Labinette. Il arriva, après un assez long temps, la calotte un peu crânement sur l'oreille, une mèche de cheveux raides et fort pommadés lui cinglant la face comme une balafre, une main dans la poche de sa robe de chambre à fleurs jaunes, l'autre sur le loquet... Il me jeta un bonjour sec, fronça le nez en jetant un coup d'oeil sur mes souliers à
cordons noirs, et s'en alla devant moi, les mains dans ses deux poches, ramenant en devant sa robe de chambre, comme fait l'abbé*** avec sa soutane, et modelant ainsi à mes regards sa partie inférieure.
Je le suivis.
Il traversa la cuisine, et j'entrai après lui dans son salon. Oh! ce salon! je l'ai fixé dans ma mémoire avec les épingles du souvenir! La tapisserie était à fleurs brunes; sur la cheminée, une énorme pendule en bois noir, à colonnes; deux vases bleus avec des roses; sur les murs, une peinture de la bataille d'Inkermann; et un dessin au crayon, d'un ami de Césarin, représentant un moulin avec sa meule souffletant un petit ruisseau semblable à un crachat, dessin que charbonnent tous ceux qui commencent à dessiner. La poésie est bien préférable!...
Au milieu du salon, une table à tapis vert, autour de laquelle mon coeur ne vit que Thimothina, quoiqu'il s'y trouvât un ami de monsieur Césarin, ancien exécuteur des oeuvres sacristaines dans la paroisse de***, et son épouse madame de Riflandouille, et que monsieur Césarin lui-même vint s'y accouder de nouveau, aussitôt mon entrée.
Je pris une chaise rembourrée, songeant qu'une partie de moi-même allait s'appuyer sur une tapisserie faite sans doute par Thimothina, je saluai tout le monde, et, mon chapeau noir posé sur la table, devant moi, comme un rempart, j'écoutai... 
Je ne parlais pas, mais mon coeur parlait! Les messieurs continuèrent la partie de cartes commencée: je remarquai qu'ils trichaient à qui mieux mieux, et cela me causa une surprise assez douloureuse. - La partie terminée, ces personnes s'assirent en cercle autour de la cheminée vide; j'étais à un des coins, presque caché par l'énorme ami de Césarin, dont la chaise seule me séparait de Thimothina: je fus content en moi-même du peu d'attention que l'on faisait à ma personne; relégué derrière la chaise du sacristain honoraire, je pouvais laisser voir sur mon visage les mouvements de mon coeur sans être remarqué de personne: je me livrai donc à un doux abandon; et je laissai la conversation s'échauffer et s'engager entre ces trois personnes; car Thimothina ne parlait que rarement; elle jetait sur son séminariste des regards d'amour, et, n'osant le regarder en face, elle dirigeait ses yeux clairs vers mes souliers bien cirés!... Moi,
derrière le gros sacristain, je me livrais à mon coeur.
Je commençai par me pencher du côté de Thimothina en levant les yeux au ciel. Elle était retournée. Je me relevai, et, la tête baissée vers ma poitrine, je poussai un soupir; elle ne bougea pas. Je remis mes boutons, je fis aller mes lèvres, je fis un léger signe de croix; elle ne vit rien. Alors, transporté, furieux d'amour, je me baissai très fort vers elle, en tenant mes mains comme à la communion, et en poussant un ah!... prolongé et douloureux; Miserere! tandis que je gesticulais, que je priais, je tombai de ma chaise avec un bruit sourd, et le gros sacristain se retourna en ricanant, et Thimothina dit à son père:
- Tiens, monsieur Léonard qui coule par terre!
Son père ricana! Miserere!
Le sacristain me repiqua, rouge de honte et faible d'amour, sur ma chaise rembourrée, et me fit une place. Mais je baissai les yeux, je voulus dormir! Cette société m'était importune, elle ne devinait pas l'amour qui souffrait là dans l'ombre: je voulus dormir! mais j'entendis la conversation se tourner sur moi!...
Je rouvris faiblement les yeux...
Césarin et le sacristain fumaient chacun un cigare maigre, avec toutes les mignardises possibles, ce qui rendait leurs personnes effroyablement ridicules; madame la sacristaine, sur le bord de sa chaise, sa poitrine cave penchée en avant, ayant derrière elle tous les flots de sa robe jaune qui lui bouffaient jusqu'au cou, et épanouissant autour d'elle son unique volant, effeuillait délicieusement une rose: un sourire affreux entr'ouvrait ses lèvres, et montrait à ses gencives maigres deux dents noires, jaunes, comme la faïence d'un vieux poêle. - Toi, Thimothina, tu étais belle, avec ta collerette blanche, tes yeux baissés, et tes bandeaux plats!
- C'est un jeune homme d'avenir: son présent inaugure son futur, disait en laissant aller un flot de fumée grise le sacristain...
- Oh! monsieur Léonard illustrera la robe! nasilla la sacristaine: les deux dents parurent!...
Moi je rougissais, à la façon d'un garçon de bien; je vis que les chaises s'éloignaient de moi, et qu'on chuchotait sur mon compte...
Thimothina regardait toujours mes souliers; les deux sales dents me menaçaient... le sacristain riait ironiquement: j'avais toujours la tête baissée!...
- Lamartine est mort... dit tout à coup Thimothina.
Chère Thimothine! C'était pour ton adorateur, pour ton pauvre poète Léonard, que tu jetais dans la conversation ce nom de Lamartine; alors, je relevai le front, je sentis que la pensée seule de la poésie allait refaire une virginité à tous ces profanes, je sentais mes ailes palpiter, et je dis, rayonnant, l'oeil sur Thimothina:
- Il avait de beaux fleurons à sa couronne, l'auteur des Méditations poétiques!
- Le cygne des vers est défunt! dit la sacristaine! 
- Oui, mais il a chanté son chant funèbre, repris-je enthousiasmé.
- Mais, s'écria la sacristaine, monsieur Léonard est poète aussi! Sa mère m'a montré l'an passé des essais de sa muse...
Je jouai d'audace:
- Oh! Madame, je n'ai apporté ni ma lyre ni ma cithare; mais...
- Oh! votre cithare! vous l'apporterez un autre jour...
- Mais, ce néanmoins, si cela ne déplaît pas à l'honorable, - et je tirai un morceau de papier de ma poche, - je vais vous lire quelques vers... Je les dédie à mademoiselle Thimothina.
- Oui! oui! jeune homme! très bien! récitez, récitez, mettez-vous au bout de la salle...
Je me reculai... Thimothina regardait mes souliers... La sacristaine faisait la Madone; les deux messieurs se penchaient l'un vers l'autre... je rougis, je toussai, et je dis en chantant tendrement

Dans sa retraite de coton
Dort le zéphyr à douce haleine...
Dans son nid de soie et de laine
Dort le zéphyr au gai menton.

Toute l'assistance pouffa de rire: les messieurs se penchaient l'un vers l'autre en faisant de grossiers calembours; mais ce qui était surtout effroyable, c'était l'air de la sacristaine, qui, l'oeil au ciel, faisait la mystique, et souriait avec ses dents affreuses! Thimothina, Thimothina crevait de rire! Cela me perça d'une atteinte mortelle, Thimothina se tenait les côtes!... - Un doux zéphyr dans du coton, c'est suave, c'est suave!... faisait en reniflant le père Césarin... Je crus m'apercevoir de quelque chose... mais cet éclat de rire ne dura qu'une seconde: tous essayèrent de reprendre leur sérieux, qui pétait encore de temps en temps...
- Continuez, jeune homme, c'est bien, c'est bien! 

Quand le zéphyr lève son aile
Dans sa retraite de coton,...
Quand il court où la fleur l'appelle,
Sa douce haleine sent bien bon...

Cette fois, un gros rire secoua mon auditoire; Thimothina regarda mes souliers: j'avais chaud, mes pieds brûlaient sous son regard, et nageaient dans la sueur; car je me disais: ces chaussettes que je porte depuis un mois, c'est un don de son amour, ces regards qu'elle jette sur mes pieds, c'est un témoignage de son amour: elle m'adore!
Et voici que je ne sais quel petit goût me parut sortir de mes souliers: oh! je compris les rires horribles de l'assemblée! Je compris qu'égarée dans cette société méchante, Thimothina Labinette, Thimothina ne pourrait jamais donner un libre cours à sa passion! Je compris qu'il me fallait dévorer, à moi aussi, cet amour douloureux éclos dans mon coeur une après-midi de mai, dans une cuisine des Labinette, devant le tortillement postérieur de la Vierge au bol!
- Quatre heures, l'heure de la rentrée, sonnaient à la pendule du salon; éperdu, brûlant d'amour et fou de douleur, je saisis mon chapeau, je m'enfuis en renversant une chaise, je traversai le corridor en murmurant: J'adore Thimothine, et je m'enfuis au séminaire sans m'arrêter...
Les basques de mon habit noir volaient derrière moi, dans le vent, comme des oiseaux sinistres!...

 

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30 juin.

 

Désormais, je laisse à la muse divine le soin de bercer ma douleur; martyr d'amour à dix-huit ans, et, dans mon affliction, pensant à un autre martyr du sexe qui fait nos joies et nos bonheurs, n'ayant plus celle que j'aime, je vais aimer la foi! Que le Christ, que Marie me pressent sur leur sein: je les suis: je ne suis pas digne de dénouer les cordons des souliers de Jésus; mais ma douleur! mais mon supplice! Moi aussi, à dix-huit ans et sept mois, je porte une croix, une couronne d'épines! mais, dans la main, au lieu d'un roseau, j'ai une cithare! Là sera le dictame à ma plaie!...

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- Un an après, Ier août -

Aujourd'hui, on m'a revêtu de la robe sacrée; je vais servir Dieu; j'aurai une cure et une modeste servante dans un riche village. J'ai la foi; je ferai mon salut, et sans être dispendieux, je vivrai comme un bon serviteur de Dieu avec sa servante. Ma mère la sainte Eglise me réchauffera dans son sein: qu'elle soit bénie! que Dieu soit béni!
...Quant à cette passion cruellement chérie que je renferme au fond de mon coeur, je saurai la supporter avec constance: sans la raviver précisément, je pourrai m'en rappeler quelquefois le souvenir: ces choses-là sont bien douces! - Moi, du reste, j'étais né pour l'amour et pour la foi! - Peut-être un jour, revenu dans cette ville, aurai-je le bonheur de confesser ma chère Thimothina?... Puis, je conserve d'elle un doux souvenir: depuis un an, je n'ai pas défait les chaussettes qu'elle m'a données...
Ces chaussettes-là, mon Dieu! je les garderai à mes pieds jusque dans votre saint Paradis!... 

 

Arthur Rimbaud in un disegno di  Paul Verlaine (1872)
Arthur Rimbaud in un disegno di Paul Verlaine (1872)


Prima edizione di "Una Stagione all'Inferno" (1873). Ed. Poot & C.
Prima edizione di "Una Stagione all'Inferno" (1873). Ed. Poot & C.


Rimbaud diciassettenne ritratto da Henri-Fantin Latour (1872)
Rimbaud diciassettenne ritratto da Henri-Fantin Latour (1872)
R. alla prima comunione (1866)
R. alla prima comunione (1866)
Rimbaud in Africa (1883)
Rimbaud in Africa (1883)