Minute di «Una stagione all'Inferno»


Nel 1897 Paterne Berrichon scoprì tra le carte di Vanier un foglio che portava sul retro una parte di Falsa conversione e sul verso un testo allora sconosciuto, la prosa Beth-Saïda. Nel 1914 Berrichon ritrovò un secondo foglietto, che sul retro conteneva una parte di Alchimia del verbo e sul verso un frammento dello stesso capitolo. Li pubblicò nella «Nouvelle Revue Français» del 1° agosto 1914, aggiungendovi il frammento di Falsa conversione scoperto nel 1897. Un terzo foglio, contenente una parte di Cattivo sangue, è stato scoperto da Matarasso e Bouillane de Lacoste nelle carte di A. Messein, successore di Vanier.

CATTIVO SANGUE


   Sì, è un vizio che ho, che smette e che si muove con me, e, a petto aperto, vedrei un cuore orribile malato. Nella mia infanzia, sento quelle radici della pena spuntata al mio fianco; oggi è cresciuta in ciclo, è assai più forte di me, mi percuote, mi trascina, mi getta per terra.
   È deciso. —
   Rinnegare dunque la gioia, scansare il dovere, non [...] al mondo il mio disgusto e i miei più alti tradimenti [...] l'ultima innocenza, l'ultima incertezza.
   Andiamo, in marcia! il deserto, il fardello, i colpi, la sfortuna, la noia, la rabbia, - l'inferno, la scienza e le delizie dello spirito e dei sensi dispersi.
   A che demonio offrirmi? Che bestia va adorata? In quale sangue camminare? Quale grido lanciare? Che bugia devo difendere? Che santa immagine aggredire? Che cuori spezzerò?
   Evitare piuttosto la [mano] brutale della morte, sentirei i lamenti cantati nei mercati. Niente popolarità. la dura vita, il puro abbrutimento, - e poi sollevare col pugno seccato il coperchio della bara, sedersi, soffocare. Niente vecchiaia. Nessun pericolo, il terrore non è francese.
   Ah! Sono tanto derelitto, da offrire a qualsiasi immagine divina slanci verso la perfezione. Altro mercato grottesco.
   O mia rinuncia, o mia inaudita carità. De profundis, domine! io sono stupido?
   Basta. Ecco la punizione! Non parliamo più d'innocenza. In marcia. Oh! le reni si spezzano, il cuore batte, il petto brucia, la testa scoppia, la notte rotola negli occhi, al Sole.
   Dove andiamo? In battaglia?
   Ah! amico mio, la mia sporca giovinezza! Va'..., va', gli altri avanzano, gli altari, le armi.
   Oh! oh. È debolezza, è stupidità, la mia!
   Su, fuoco su di me. O mi arrendo! Feritemi, mi stendo bocconi, calpestato dai cavalli.
   Ah!
   Mi abituerò.
   Questa poi, farò vita alla francese, e seguirei il sentiero dell'onore.


FALSA CONVERSIONE


   Giorno di sventura! Ho ingoiato una bella sorsata di veleno. La rabbia della disperazione mi trascina contro tutto: la natura, gli oggetti, me stesso, che voglio stracciare. Tre volte benedetta sia l'idea che mi è venuta. Le mie budella mi bruciano, la violenza del veleno torce le mie membra, mi deforma, muoio di sete. Soffoco. Non posso più gridare. È l'inferno, l'eternità della pena. Ecco come il fuoco si ravviva. Va' demonio, attizzalo. Brucio bene. È [un] buon inferno, un [inferno] bell'e buono...
   Avevo intravisto la conversione, la felicità, il bene, la salvezza. Posso io descrivere la visione, in inferno non si è poeti. Erano migliaia d'incantevoli melodrammi, un ammirevole concerto spirituale, la fortezza e la pace, le nobili ambizioni, che so !                          
   Ah! le nobili ambizioni! il mio odio ! È l'esistenza infuriata: la collera nel sangue, l'abbrutimento, ed è ancora vita! Se la dannazione è eterna. È la pratica delle leggi religiose, il perché hanno seminato nel mio spirito una si¬mile fede. I miei genitori hanno fatto la mia rovina, e la loro, cosa che m'importa poco. Hanno abusato della mia innocenza. Oh! l'idea del battesimo. Ce ne sono che han vissuto male, che vivono male, e che non sentono niente! È del mio battesimo e della mia debolezza che sono schiavo. E ancora è vita! Più avanti, le delizie della dannazione saranno più intense. Riconosco la dannazione. Un uomo che vuole mutilarsi è dannato, non è vero? Mi credo nell'inferno, dunque ci sto dentro. Un delitto, presto, che io precipiti nel nulla, per la legge degli uomini.
   Ma taci, taci! È la vergogna e il rimprovero accanto a me; è Satana il quale mi dice che il suo fuoco è ignobile,
idiota; e che la mia rabbia è orribilmente sconcia. Basta. Taci! sono errori che mi soffiano all'orecchio, le magie, le alchimie, i misticismi, i profumi falsi, le ingenue musiche. È Satana che se ne incarica. Cosi i poeti sono dannati. No non è questo.
   E dire che ho in pugno la verità. Che il mio giudizio è sano e saldo su ogni cosa, e sono prontissimo per la perfezione. Adesso [è] orgoglio! Sono solo un pover'uomo di legno, la pelle della testa mi si secca. Oh! mio Dio! mio Dio. Ho paura, pietà. Ah ! ho sete, o la mia infanzia, il mio paese, i prati, il lago! e il greto, il chiardiluna quando al campanile suonavano le dodici. Satana sta sul campanile. Come divento scemo. O Maria, Vergine Santa, falso sentimento, falsa preghiera.


   Finalmente il mio spirito indovino [.........]
da [Londra o da Pechino o Ber] [............]
che scompaia [.........] su [.........]
di festa popolare. [Ecco] [................]
dei piccoli [..........]
   Avrei voluto il deserto temporalesco della [mia campa¬gna]
   Adoravo le bibite tiepide, le botteghe passate, i brulli verzieri. Sostavo a lungo la lingua penzoloni, come le bestie sfinite, mi trascinavo nei fetidi vicoli, e, a occhi chiusi, mi offrivo al Dio di fuoco, affinchè mi prendesse. Generale, re, dicevo, se è rimasto un vecchio cannone sui tuoi spalti che si sbrecciano, bombarda gli uomini con pezzi di arida terra. Sui vetri dei negozi scintillanti. Nei freschi saloni! [............Fa] mangiare alla città la sua polvere ! Ossida gronde. Riempi subito [i] camerini [di] sabbia ardente di rubino.
[------] io [—] spaccavo pietre su strade spazzate di continuo. Il sole sovrano dardeggiava una merda, nella valle, al centro della terra, il moscerino inebriato nel pi¬sciatoio dell'osteria isolata, innamorato della borrana, e dissolto al Sole.



FAME


   Penso alla felicità delle bestie; i bruchi erano le folle, successione [di] corpicini bianchi dei limbi: il ragno faceva l'ombra romantica invasa dall'alba opalina; la cimice [,] bruna persona, aspettava la nostra passione. Felice la talpa, sonno di tutta la Verginità!
   Mi allontanavo dal contatto. Sorprendente verginità di scriverlo con una specie di romanza.


Canzone della più alta torre.


Credetti di aver trovato ragione e felicità. Scartavo il cielo, l'azzurro, che è un nero, e vivevo, scintilla d'oro della luce natura. Era molto serio. Esprimevo nel modo più stupido



ETERNITÀ


   Dalla gioia, io divenni un melodramma favoloso Età dell'oro.
   Era la mia vita eterna, non scritta, non cantata, - qualcosa come la Provvidenza [,] le leggi del mondo, l'essenza a cui si crede e che non canta.
   Dopo quei nobili istanti, stupidità completa. Vidi un destino di felicità in tutti gli esseri: l'azione non era che
un modo di sciupare una pienezza di vita: [un] azzardo sinistro e dolce, uno snervarsi, un errare. La morale era la debolezza della morte.
[..............] esseri e ogni cosa mi appariva
[.........] altre vite intorno a loro. Quel signore
[............] un angelo. Questa famiglia non è
[.........] [..........]. Con molti uomini
[...........] istante d'una delle loro altre vite
[..........] storia niente più principi. Non uno dei sofismi [.....] la follia sotto chiave. Potrei ridirli tutti, e altri e tanti altri, e altri ancora. Conosco il sistema. Non sentivo più niente,

   Ma adesso, non cercherò di farmi ascoltare.
   Un mese di questo esercizio: la mia salute fu minacciata. Avevo ben altro da fare che vivere. Le allucinazioni erano più vive, arrivava il terrore! Facevo sonni per giorni e giorni, e, alzatomi, continuavo i sogni più tristi, smarrito ovunque.


Memoria.


   Mi scoprivo pronto per il trapasso e la mia debolezza mi trascinava sino ai confini del mondo e della vita, dove [è] il turbine della nera Cimmeria; fra morti, dove un grande [.........] una strada di pericoli, lasciato quasi tutta l'anima agli spaventi.

Confini del mondo


   Viaggiavo un poco. Andavo verso il nord: chiudevo il mio cervello. Là volli riconoscere tutti i miei odori feudali, pastorelle, sorgenti selvagge. Amavo il mare, [bonuomo da poco], isolarne i princìpi, l'anello magico nell'acqua luminosa come avesse dovuto lavarmi [da qualche] sozzura, vedevo la croce consolante. L'arcobaleno e le magie religiose m'avevano dannato; e per la Felicità, il mio destino, il mio tarlo, e chi
   Benché il mondo mi sembrasse nuovissimo, a me che avevo stanato tutte le sensazioni possibili: facendo troppo immensa la mia vita per amare [ben realmente] la forza e la bellezza.
   Nelle città più grandi, all'alba, ad matutinum, al Christus venit, quando viene per gli uomini forti il Cristo, il suo dente, mortalmente dolce, m'avvertiva con il canto del gallo. Felicità.
   Così debole, credetti di non essere più sopportabile in società, che a forza di benevolenza. Quale clausura possibile per questo bel disgusto? Tutto ciò è accaduto a poco a poco.
   Adesso odio i mistici slanci e le bizzarrie di stile.
   Adesso posso dire che l'arte è una sciocchezza. [I nostri grandi poeti] arte cosi facile: l'arte è una sciocchezza.
Salute alla bont[





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   Oui, c'est un vice que j'ai, qui s'arréte et qui marche" avec moi, et, ma poitrine ouverte, je verrais un horrible coeur infirme. Dans mon enfatice, j'entends les* racines de souffrance jetée a mon flanc; aujourd'hui elle a pous-séc au ciel, elle estj bien plus forte que moi, elle me bat, me traine, me jette a terre".
   C'est dit'. -
   Donc renier la joie, éviter le devoir, ne pas [...]* au monde mon dégoùt et mes trahisons supérieures [...] la dernière innocence, la dernière timidité.
   Allons, la marche! le désert, le fardeau, les coups*, le malheur, l'ennui, la colere. - l'enfer, la science et les déli-cesvde l'esprit et des sens dispersés.
   À quel démon me louer? Quelle bete faut-il adorar? Dans quel sang faut-il marcher? Quels cris faut-il pousser? Quel mensonge faut-il soutenir? Quelle' sainte image faut-il attaquer? Quels coeurs faut-il briser?
   Plutót, éviter la [main] bruta[le] de la mort, j'enten-drais les complaintes chantées dans les marchés. Point de popularité.

la dure vie, l'abrutissement pur, — et puis soulever d'un poing séché le couvercle du cercueil, s'asseoir et s'étouffer. Pas de vieillesse. Point de dangers, la terreur n'est pas francaise.
   Ah! Je suis tellement délaissé, que j'offre a n'importe quelle divine image des élans vers la perfection. Àutre marche grotesque.
   O mon abnégation, o ma charité inouies. De profundis, domine! je' suis bète?
   Assez. Voici la punition! Plus a parler d'innocence. En marche. Oh! les reins se déplantent, le coeur gronde, la poitrine brulé, la téte est battue, la nuit roule dans les yeux, au Soleil.
   Où va-t-on? A la bataille?
   Ah! mon ami, ma sale jeunesse! Va..., va, les autres avancent les autels, les armes.
   Oh! oh. C'est la faiblesse, c'est la bétise, moi!
   Allons, feu sur moi. Ou je me rends! Qu'on me blesse, je me jette a plat ventre, foulé aux pieds des chevaux.
   Ah!
   Je m'y habituerai.
   Ah ça, je mènerais la vie francaise, et je suivrais le sentier de l'honneur.



FAUSSE CONVERSION


   Jour de malheur! J'ai avalé une fameuse gorgéec de poison. La rage du désespoir m'emporte contre tout [:] la nature, les objets, moi, que je veux déchirer. Trois fois bèni soit le conseil qui m'est arrivé. Mes entrailles me brùlent [,] la violence du venin tord mes membres, me rend difforme, je m[eu]rs de soif. J'étouffe. Je ne puis crier. C'est l'enfer [,] l'éternité de la peine. Voilà comme le feu se relève. Va [dé]mon, attise-le. Je brulé comme il faut. C'est [un] bon enfer, un bel et bon [enfer]...
   J'avais entrevu la conversion le bien, le bon[heu]r, le salut. Puis-je décrire la vision, on n'est pas poète en enfer. C'était des milliers d'opéras charmants, un admirable concert spiritual, la force et la paix, les nobles ambitions, que sais-je!
   Ah! les nobles ambitions! ma haine. C'est l'existence enragée: la colere dans le sang, l'abétissement, et c'est encore la vie! Si la damnation est éternelle'. C'est l'exécution des lois religieuses, pourquoi a-t-on semé une foi pareille dans mon esprit. Mes parents ont fait mon malheur, et le leur, ce qui m'importe peu. On a abusé de mon innocence. Oh! l'idèe du baptéme. Il y en a qui ont vécu mal, qui vivent mal, et qui ne sentent rien! C'est mon baptéme et ma faibìesse dont je suis esclave. C'est la vie encore! Plus tard, les délices de la damnation seront plus profondes. Je reconnais la damnation. Un homme qui veut se mutiler est damné n'est-ce pas. Je me crois en enfer donc j'y suis. Un crime, vite, que je tombe au néant, par la loi des' hommes.
   Tais-toi mais tais-toi! C'est la hontez et le reproche a còte de moi; c'est Satan qui me dit que son feu est ignoble, idiot; et que ma colere est affreusement laide. Assez. Tais-toi! ce sont des erreurs qu'on me soufflé a l'oreillet,] les magie[s], les alchimies, les mysticismes, les parfums faux, les musiques naïves'. C'est Satan qui se charge de cela. Àlors les poètes sont damnés. Non ce n'est pas cela.

   Et dire que je tiens la vérité. Que fai un jugement sain et arrété sur toute chose, que je suis tout prét pour la perfection. [C'est] l'orgueil! a présent. Je ne suis qu'un bonhomme en bois, la peau de ma téte se dessèche. Oh! mon Dieu! monDieu. J'aipeur, pitie. Ah! j'ai soif, o mon enfance, mon village, les prés, le lac! et la grève[,] le clair de lune quand le clocher sonnait douze. Satan est au clocher. Que je deviens bete. O Marie, Sainte vierge, faux sentiment, fausse prióre.


   Enfiny mon esprit devin [................]
de [Londres ou de Pékin ou Ber] [...........]
qui disparaisse [.........] su [.........]
de réjouissance populaire. [Voilà] [...........]
des petit[s] [.......]
   J'aurais voulu le désert orageuxp de [ma campagne]
   J'adorai les boissons tiédies, les boutiques fanées, les vergers brulés. Je restais de longues heures la langue pendante, comme les bétes harassées, je me tramais dans les ruelles puantes, et, les yeux fermés, je m'offrais au Dieu de feu, qu'il me renversàt. General, roi, disais-je, s'il reste un vieux canon sur tes remparts qui dégringolent, bombarde les hommes avec des morceaux de terre sèche. Aux glaces des magasins splendides! Dans les salons fraisi [........Fais] manger sa poussière a la ville! Oxyde des gargouilles. A l'heure emplis [les] boudoirs [de] sable brùla[nt] de rubis.
   [------] je [—] cassais des pierres sur des routes balayées toujours. Le soleil souverain donnait une merde, dans la vallèe, au centre de la terre, le mou[che]ron enivré a la pissotière de l'auberge isolée, amoureux de la bourrache, et dissous au Soleil.



FAIM


   Je" réfléchis au bonheur" des bètes; les chenilles étaient les fbule[s,] succession [de] petits corps blancs des limbes': l'araignée faisait* l'ombre romantique enva-hie par l'aube opale'; la punaise[,] brune personne, attendait qu'on passionne. Heureuse" la taupe, sommeil de toute la Virginité*!
   Je m'éloignais du contaci'. Étonnante virginité, de l'écrire'' avec une espèce de romance.


Chanson de la plus haute tour.


   Je crus avoir trouvé* raison et bonheur. J'écartais le/ciel, l'azur, qui est du noir, et je vivais, étincelle d'or de la lu¬mière nature. C'était très sérieux. J'exprimai le plus2 bè-tement



ÉTERNITÉ


   De joie, je devins un' opera fabuleux. Age d'or.
   C'était ma vie éternelle, non écrite, non chantée, — quelque chose comme la Providence[,] les lois du monde, l'essence' a laquelle on croit et qui ne chante pas.
   Après ces nobles minutes, stupidite complète. Je vis une fatalité de bonheur dans tous les étres: l'action n'était qu'une facon de gàcher une satiété' de vie: [un] hasard sinistre et doux, un énervement, errement. La morale était la faiblesse de la cervelle.
[.........] étres et toutes choses m'apparaissent
[........] d'autres vies autour d'elles. Ce monsieur
[.............] un ange. Cette famille n'est pas
[.......]     [.......]w. Avec plusieurs hommes
[...........] moment d'une de leurs autres vies
[.........] histoire plus de principes. Pas un des sophismes [.....] la folie enfermée. Je pourrais les redire tous, et d'autresy, et bien d'autres, et d'autres. Je sais le systèmez.

Je n'éprouvais plus rien,

Mais maintenant, je n'essaierais'pas de me faire écouter.
   Un mois de cet exercice: ma sante fut menacée. J'avais bien autre chose a faire que de vivre. Les hallucination étant plus vives, la terreur venait! Je faisais des sommeils de plusieurs jours, et, levé, continuais les réves les plus tristes, égaré partout.


Mémoire.


Je me trouvais mùr pour le trépas et ma faiblesse me tirait jusqu'aux confins du monde et de la vie, où le tourbillon dans la Cimmèrie noire; parmi des morts, où un grand [..............] une route de dangers, laissé presque toute l'àme aux épouvantes.


Confins du monde


   Je voyageai un peu. J'allai au nord: je fermai mon cerveàu. Je voulus reconnaìtre là toutes mes odeurs féodales, bergères, sources sauvages. J'aimais la merc, [bon-homme de peu], isoler les principes, l'anneau magique dans l'eau lumineusee comme si elle dùt me laver [d'une] souillure, je voyais la croix consolante. J'avais été damné par l'arc-en-ciel et les magies religieuses; et pour le Bonheur, ma fatalité, mon ver, et qui
   Quoique le monde me parùt très nouveau, a moi qui avais leve toutes les impressions possibles: faisant ma vie trop immense pour aimer [bien réellement] la force et la beauté.
   Dans les plus grandes villes, a l'aube, ad matutinum, au Christus venit, quand pour les hommes forts le Christ vienf, sa dent, douce a la mort, m'avertissait avec le chant du coq. Bon[heu]r.
   Si faible, je ne me crus plus supportable dans la société, qu'à force de bienveill[ance] . Quel cloitre possible pour ce beau dégout? Tout cela s'est passe peu a peu.
   Je hais maintenant les élans mystiques est les bizarreries de style.
   Maintenant je' puis dire que l'art et une sottise. [Nos grands poètes] art aussi facile: l'art et une sottise.
Salut a la bont[

Arthur Rimbaud in un disegno di  Paul Verlaine (1872)
Arthur Rimbaud in un disegno di Paul Verlaine (1872)


Prima edizione di "Una Stagione all'Inferno" (1873). Ed. Poot & C.
Prima edizione di "Una Stagione all'Inferno" (1873). Ed. Poot & C.


Rimbaud diciassettenne ritratto da Henri-Fantin Latour (1872)
Rimbaud diciassettenne ritratto da Henri-Fantin Latour (1872)
R. alla prima comunione (1866)
R. alla prima comunione (1866)
Rimbaud in Africa (1883)
Rimbaud in Africa (1883)